Sull’incastellamento: ottimo studio per conoscere la Calabria

Il territorio calabrese, caratterizzato da una complessa morfologia, si distingue per la presenza di una molteplicità di castelli e fortilizi vari, costruiti in epoche diverse nel corso dei secoli, sparsi lungo tutta la costa ionica e tirrenica come al suo interno. La loro storia ci permette di ricostruire gran parte del passato illustre che l’ha contraddistinta in un contesto alquanto singolare rispetto ad altre regioni, come la Sicilia, in relazione allo sviluppo dei centri urbani, durante tutto il Medio Evo e non solo.

Si dipana, invece, attraverso le tante costruzioni fortificate, dimore dei feudatari, e i vari monasteri e abbazie sparsi dappertutto, una caratterizzazione del territorio tutta particolare in cui prevale una organizzazione sociale, politica ed economica cui si aggiungono ma in un ruolo complementare gli spazi urbani delle città. Secoli di storia racchiusi tra le mura o le rovine di quel che resta di fortificazioni, capolavori di architettura militare, testimonianze di fatti d’armi tra prìncipi e cavalieri di altisonanti lignaggi (Ruffo, Carafa ecc.). Dalla Magna Grecia ai bizantini, dalle incursioni arabe legate alle tante torri di avvistamento del nero periglio che vien da lo mare ai dominatori normanni, svevi, angioini, aragonesi, da Roberto il Guiscardo allo stupor mundi Federico II, vari condottieri, che si sono succeduti, infine, al comando di soldatesche ispaniche, inglesi e francesi. Ogni castello ha una sua storia anche per ciò che riguarda la posizione strategica e le sue caratteristiche architettoniche (bastioni, contrafforti, terrapieni, maschi, casematte cannoniere ecc.). Basti citarne alcuni tra i più significativi come il Castrum Crotoni delle cui particolarità strategico – militari viene fatta una completa descrizione: il castello costituisce un esempio pressoché unico tra quelli medievali e rinascimentali poiché evidenzia le trasformazioni intercorse nell’architettura militare con il passaggio dalla difesa piombante, rappresentata dalle torri circolari che guardano verso l’entroterra, alla difesa radente, conseguente all’introduzione ed evoluzione delle armi da fuoco ed espressa invece dai bastioni prospicienti il mare. Altra peculiarità è la sua tipologia di castello arroccato non già alla sommità di un’altura, ma intorno ad un colle, il colle Cavaliere, che esso ingloba e racchiude a modello dell’acropoli della Kroton magno – greca di cui occupa il medesimo sito.   

L’imponente castello di Santa Severina nella sua lunga e travagliata storia prima e poi d’abbandono, fino ai restauri che hanno riportato la fortezza all’antico splendore, genuino esemplare di fortezza cinquecentesca, mantenendo integra la sua fisionomia di roccaforte medievale rimane ancora oggi una delle opere militari più complesse e meglio conservate di tutta la Calabria, e forse dell’ItaliaE’ ubicata all’ingresso addirittura  una stanza delle torture che conserva vari oggetti di tortura medievale, tra cui due gogne e la culla delle streghe!

I ruderi del castello di Cleto, posizionato su di un’altura panoramica che spazia a 360 gradi fino al mare, comprendono in realtà, caso unico, due rocche: quella di Pietramala, nominata con termine greco Kletè, e la seconda detta di Sabuci. Sono presenti interessanti manufatti di archeologia come le vasche, scavate nella roccia, per la raccolta delle acque piovane e le derrate alimentari. Alle sue origini greche si riferisce la leggenda mitologica tramandataci da Omero sulla regina delle Amazzoni Pentesilea: battuta e uccisa in battaglia dal pelide Achille che scatenò sulla virago “la sua ira funesta”. Cleta, che era la sua nutrice, per darle degna sepoltura si allontanò con l’ausilio di una nave e sbarcò sulle coste bruzie. Così l’ancella di Enea, diede origini alla città che fu battezzata col nome Cleto, realizzando una delle tante profetiche previsioni di Cassandra.     In definitiva nel libro le tante notizie che i vari autori forniscono, diventano una forte testimonianza per quel che si riferisce alla memoria storica nella ricerca delle proprie identità, e oggi ancora più attuale!

Michele Vista
Michele Vista
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