Il festival delle startup nell’agroalimentare o nuove alchimie?

di asterisco

Siamo sempre più inebetiti da termini, in gran parte tratti dalla lingua anglosassone, che abbondano nell’informazione quotidiana. In particolare qualora si parli di cibo, di solito in perfetta sintonia con le nuove ed emergenti biotecnologie, e che a onor del vero dovrebbero assicurarci un prodotto sempre più naturale. Si abusa del significato semantico della parola natura, nel mascherare dei processi pur sempre d’origine industriale ma imbellettati da moderne teorie scientifiche. Le multinazionali dell’industria alimentare non potevano lasciarsi sfuggire le possibilità, per altro legittime, di ricavare lauti profitti.

     Processi naturali come la fermentazione, e quella batterica in particolare, cui entrano in gioco complessi meccanismi di reazioni chimiche oggetto della ricerca microbiologica, si tenta molto spesso per via sperimentale d’imitare e a volte di modificare incautamente non prevedendone i possibili effetti collaterali cui si va incontro.

    La storia della scienza ne può offrire eclatanti esempi, laddove l’informazione giornalistica fornisce molto spesso solo specchietti per le allodole crogiolandosi dietro puri fonemi lessicali. Spopolano le startup che propongono di tutto di più, con l’intento addirittura di mutare radicalmente la produzione di cibo, e l’agrifood tech italiano sembra riscoprire un novello perpetuum mobile in più sollecitato da ingredienti clean label, e analogamente a quanto si vocifera sul problema energia, leggiamo interviste in cui si prospetta la possibilità di sviluppare proteine fermentate multifunzionali in grado di sostituire, in un’unica soluzione, additivi sintetici tradizionalmente impiegati nell’industria alimentare. Proteine che garantiscono conservazione naturale, protezione antiossidante, miglioramento del profilo nutrizionale e prolungamento della vita dei prodotti! Nulla di meglio! Ci sia permesso allora di parafrasare una nota trovata pubblicitaria e sempre per restare in tema della grande distribuzione: ma vai da …!