In occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte del Poverello d’Assisi (4 ottobre 1226), una figura tra le più rappresentative di un periodo storico assai complesso quale il Basso Medioevo, nel panorama editoriale italiano la pubblicazione di libri in proposito non poteva mancare.
È opportuno sottolineare nella fitta saggistica in programma, di là dall’intento strettamente celebrativo, i canoni storiografici seguiti dagli autori che si cimentano in un ambito molteplice e diversificato. Nelle sterminate fonti documentali a disposizione e nella loro analisi storica, molte volte emerge l’aiuto della tanto conclamata I.A. che sembra abbia una diretta proporzionalità con la complessità del tema trattato. Lo storico di professione è molto attento e scrupoloso nella sua ricerca contestuale dei fatti cui seguono le possibili attualizzazioni, pur contribuendo a rendere piacevole e costruttiva la lettura non cade nella banalità, avendo per formazione intellettuale una visione coerente d’insieme del vasto orizzonte temporale necessario cui guardare nella sua giusta misura.
Proviamo ad analizzarne due fra i saggi editi di recente: Francesco. Il primo italiano di Aldo Cazzullo, HarperCollins Italia, 2025 (p.p. 288) e San Francesco di Alessandro Barbero, Editori Laterza, 2025 (p.p.448).
Il primo libro è un tipico affardellamento italiano,prodotto da un algoritmo generativo, di fatti, personaggi, considerazioni disseminati in un orizzonte illimitato, sotto l’egida del di tutto di più! Si passa da Siddhārtha Gautama a Gesù, dallo Stupor Mundi Federico II a Gengis Khan, per arrivare alla definizione del Gioberti di San Francesco: il più amabile e il più italiano de’nostri santi e via alle similarità con ulteriori personaggi, persino al donchisciottesco Sancho Panza e l’elenco si fa sempre più fitto, da Giotto, a Dante e Cristoforo Colombo, da Volta a Galvani (ci riesce difficile capirne l’accostamento), per arrivare poi a Don Bosco e De Gasperi. Poteva un Santo, così blasonato per quel che personificava, non divenire come primo italiano il patrono del nostro amato Paese?
Nella lettura del secondo libro si respira tutt’altro, una piacevole e fluida narrazione della figura del santo attraverso l’analisi che Alessandro Barbero, uno dei maggiori studiosi medievalisti, compie ad ampio raggio delle tante biografie che si sono susseguite nel tempo di San Francesco. Forse una delle migliori biografie scritte finora che riesce a ben amalgamare un impianto storico scientifico con un intento divulgativo, nel rispetto del valore religioso e anche laico – sociale legato alla figura del santo poverello. Si delinea così un aspetto particolare della sua figura attraverso una scrupolosa cernita delle fonti documentali a disposizione in una visione nuova e originale, compiuta però da storico, che va oltre la consolidata e ormai scontata aneddottica, a volte monopolizzata dalla ortodossia cristiana e ricostruisce l’intricato gioco di specchi che ha moltiplicato, frazionato e alla fine costruito l’immagine di San Francesco, un uomo tormentato, duro, capace di gesti dolcissimi e di asprezze inaspettate. Ma soprattutto, non è un solo Francesco, perché ognuno di coloro che lo aveva conosciuto lo ricordava a suo modo. Possediamo ben sette versioni della sua vita, tramandateci da autori diversi, è importante per lo storico tentare di valutare anche i riferimenti relativi che ne sono all’origine.
Le tautologie messe su ad arte così come le tuttologie oggi di moda, sono solo un inutile e ammorbante spreco d’inchiostro!


