Le quote grigie

Pur non entusiasmandomi per la figura di Draghi che, calata dall’alto, sovverte ogni principio di politica elementare tracimando le regole parlamentari, seppur lecitamente, gli riconosco una serie di meriti. Ieri parlavo di quello di aver relegato i talk show a spettacolino per nullafacenti, oggi, invece, voglio soffermarmi su quello di aver portato “la vertu au puvoir”, come scrisse D’Alembert in una lettera a Federico II, quando un intellettuale, Turgot, venne nominato ministro (fonte “Intellettuali” di Cassese). In un mondo, quello della politica, dominato sempre più da ex servi sciocchi, ex portaborse o galoppini, capipopolo rionali, avventurieri e un nugolo di uomini espressione della più banale normalità, veder brillare una persona colta, discreta, intelligente, capace, che sa quello che fa, senza dover andare per tentativi o per scopiazzamenti o per sentito dire (molto in voga anche nelle professioni), riempie il cuore di speranza: chissà, forse c’è ancora un po’ di spazio per chi vale, intellettuale o meno, per chi sa, per chi è cresciuto sacrificandosi anche sui libri, per chi ha sudato e meritato una laurea, per chi ha capacità critica e un pensiero suo. Altrimenti l’ignoranza ci avvelenerà, la ruvidità dei modi ci riporterà alla preistoria delle società, e il pensiero comune, quello che è frutto dell’incapacità di critica, ci seppellirà. C’è bisogno, nei ruoli che contano, a tutti i livelli, di iniezioni di materia grigia, di sapere, di classe, intesa come educazione-stile-sostanza, tanto ormai venuta meno, da far passare per uno strano chi studia e parla solo dopo aver studiato, cosa che per una società matura dovrebbe essere la regola. Allora bisogna inventarsi qualcosa. Difatti, col passar degli anni, coi titoli di studio sempre più carta straccia (un esempio lo forniscono i social, laddove fior di professionisti, nei loro post, usano un linguaggio sbilenco, povero e sgrammaticato, da far non solo rabbrividire ma da costringere a chiedersi come cavolo lo abbiano ottenuto quel titolo di studio), diventa indispensabile far spazio a chi sa e a chi può essere d’esempio (buono). Istituirei, quindi, visto che peraltro usano, le quote grigie, intese come quote di materia grigia, alias intelligenza, alias sapere, in ogni consesso, assise, ufficio, collegio, consiglio, nonché nel parlamento, nei ministeri, negli assessorati, giunte, nella giustizia e via discorrendo. Più utili di quelle rosa, arancioni o altre, garantirebbero un’ancora col merito, con la razionalità e la legalità, più che con i sessi e le sue varianti che ancora non garantiscono la qualità. Imbattersi nell’ignoranza è un’esperienza sgradevole e ingiusta, soprattutto se chi decide qualcosa ne sia infarcito, e purtroppo succede. E’ una norma di salvaguardia dell’umanità: niente niente gli ignoranti, finalmente consapevoli del potere che l’essere maggioranza gli offre, decidessero di mettere fuori legge l’intelligenza, questa potrebbe non riprodursi più. Ma l’intelligenza e il sapere hanno resistito a regimi e a stragi innumerevoli, riuscendo sempre a salvare la specie, ma non è detto che un tanto possa sempre ripetersi. L’ignoranza ha bruciato libri, pensatori e uomini liberi, salviamo l’umanità. Firma anche tu la petizione “le quote grigie salveranno l’umanità” inviando una mail con scritto “Io ci sto” all’indirizzo ancheiofirmoperlequotegrigie@dettoquesto.com, e almeno non avrai rimpianti.

1 commento su “Le quote grigie”

  1. Telesca Antonio

    Lobby di miserabili senza attributi credono che il potere di distruggere sia piu importante del potere di costruire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi