La cultura del cibo: tra necessità, identità e mode varie

Il celebre adagio: dimmi come mangi e ti dirò chi sei evidenzia con efficacia la valenza multiculturale che il cibo ha da sempre rappresentato nel divenire sociale dell’umanità. Oggi invece il semplicistico e ingenuo mi piace viene condizionato e violentato ad oltranza da una vasta progenie di nutrizionisti, dietologi ed esperti vari che ci somministrano attraverso misticanze di storia, genetica e psicologia, percorsi alimentari globalizzati che portano solo acqua al mulino delle multinazionali con profitti economici di rilievo, navigando a vela sotto bandiere pubblicitarie paradossali che innescano nell’ingenuo consumatore sistemiche paranoie compulsive.

    Solo contrapposizioni antitetiche: ci riesce difficile capire come possa essere possibile una globalizzazione economica e al tempo stesso identitaria se non nel pervicace tentativo di creare una moda, che nel paese delle stelle e strisce ha avuto origine e dove tutto fa business. Una chiara prova, la crisi evidente della Grande Mela che oggi si rifugia nell’illusione di un passato improponibile, a meno che non si guardi a un modello sociale del tutto nuovo da costruire, assai difficile però, in un continente nato dalla sistematica eliminazione dei nativi ad opera di colonizzatori occidentali partiti dal vecchio continente in cerca di sopravvivenza. Il tentativo d’integrazione, in una realtà multietnica attraverso svariate opportunità di lavoro, sembra procedere con grandi difficoltà nella società contemporanea accentuando in modo massivo le differenze socioeconomiche e creando grandi sacche di povertà.

Nel nostro pianeta diverse ed emancipate civiltà si sono succedute nel corso dei secoli da quelle precolombiane a quelle del vecchio continente. Ci sono stati sempre scambi e commistioni tra i tanti popoli, a partire dall’estremo Oriente e in tutto l’Occidente, non soltanto attraverso colonizzazioni selvagge ma molte volte creando nuovi contesti sociali.

La storia dell’alimentazione ne offre un quadro esaustivo. Fame e cibo hanno da sempre condizionato i rapporti sociali tra i popoli nella ricerca di risorse alimentari necessarie, nonostante le crescenti e solidali sostenibilità umanitarie, gran parte della popolazione mondiale patisce la fame mentre una minoranza spreca le risorse credendo di vivere in un egoistico benessere alimentare, soggetto a mode estemporanee e aleatorie gozzovigliando impavidamente tra fast food, lunch, brunch e insopportabili happy hour! Quanto potrà durare un siffatto valore culturale dato al cibo? Lasciamo ai turisti sopravvissuti l’ingrata risposta!   

Michele Vista
Michele Vista
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