È questa la sensazione immediata che si prova nel cercare di capire il senso delle tante controverse e ambigue informazioni che la rete propina a proposito della kermesse sulla bicicletta, Italian Bike Festival in svolgimento a Misano per tre giorni capitale europea della bici e della mobilità sostenibile.
Fin qui, nulla da eccepire, un normale salone espositivo legato alle due ruote che in Italia ha sempre avuto una sua importanza in campo economico e imprenditoriale riguardo al ciclismo sportivo professionistico, amatoriale e oggi soprattutto turistico.
Unica assente, del tutto ignorata, la coerenza dimensionale della Fisica alla base del movimento del velocipede e del suo equilibrio statico-dinamico in rapporto all’uso in un ambito non propriamente sportivo, il cosiddetto gravel cycling su strada come sullo sterrato. Un surplus di tecnologie avanzate, materiali di ultima generazione, accorgimenti millimetrici, disquisizioni sulle resistenze aerodinamiche del mezzo meccanico e suoi accessori, persino riguardo all’abbigliamento. Tutto all’insegna della pedalata assistita, divenuta quasi un mantra in grado di sfruttare l’energia motrice necessaria per superare il punto morto superiore nello sforzo sulla pedivella, legato al momento angolare della leva, oppure aiutata da un mini motore elettrico.
Nei tanti video messi in rete, unica costante è il messaggio pubblicitario, un potpourri di approssimati concetti di meccanica, aerodinamica ed ergonomia col pretesto della sostenibilità, dimenticando che in ogni situazione il lavoro e l’energia necessaria a compierlo dovrà tener conto sempre della macchina umana e della corretta postura del ciclista, in rapporto alle diverse misure del telaio della bici. Due aspetti di un sistema che per avere la sua coerenza dimensionale deve tener nel giusto conto le tante variabili che intervengono, in particolare il relativo ambito operativo cui si riferisce. Diversamente le tante raffinatezze tecnologiche conclamate sembrano solo creazioni della intelligenza artificiale che rispondono, in maniera peraltro legittima, a interessi di mercato e della sfera turistica in particolare. Identico metodo seguito nella redazione delle tante guide cicloturistiche messe in mostra nei vari stand, relative alle diverse regioni italiane, non sempre corrispondenti alla realtà del territorio, con itinerari e percorsi il più delle volte puramente virtuali, frutto di raffinate elaborazioni grafiche fatte al computer.
Nel voler ritornare al grande campione Alfredo Binda, le sue parole ne fanno una sintesi ineccepibile e attuale, anche dal punto scientifico!


