Un’attenta lettura di questi due libri ci permette di capire quanto sia importante la dignità e lo spessore morale di una persona pur in un contesto storico-sociale repressivo, autoritario e liberticida. Ancora di più attuale, in un epoca dominata da personaggi di tutt’altro genere che indossando maschere da intellettualoidi incalliti, si prestano al ruolo di parvenu della cultura, in un altalenante delirio di vittimismo egemonico, puro e semplice indizio della crassa ignoranza che li caratterizza.
Nel volume, edito da Bollati Boringhieri (2025), dedicato al padre del metodo sperimentale per antonomasia Galileo Galilei, il Fisico Alessandro Bettini traccia in un interessante percorso biografico tutte le sfaccettature riguardanti lo scienziato toscano che definisce un genio policromo. Le sue vicende personali e il suo ruolo nella ricerca scientifica vengono analizzati e descritti sempre alla luce dell’invarianza della dignità umana, il discriminante essenziale che ha permesso di guardare al valore sperimentale della scienza ed indicare il percorso logico da seguire nell’interpretazione delle sensate esperienze attraverso la formulazione di idee e concetti che ci permettono di osservare la natura dei fenomeni in generale. Importante è il linguaggio, non solo fatto di simboli matematici, ma svincolato finalmente dalla lingua latina, monopolio dei dotti, e il forbito idioma toscano diventa qualcosa di più accessibile con un’impronta più fortemente fenomenologica ed evidente rispetto al latino del Sidereus Nuncius, che troverà la sua massima espressione nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo e nei Discorsi e Dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze.
L’autore racconta attraverso una piacevole narrazione oltre alle idee e concetti alla base della nuova scienza galileiana, la quotidianità delle attività dello scienziato, nella vita pratica dedicate alle pratiche agricole del suo orto, della vigna, della cantina e dell’arte culinaria. Il ritratto assai umano che ne vien fuori, mette in chiara luce la forte personalità di Galileo e lo spessore morale che lo contraddistingue e lo assisterà anche negli ultimi dolorosi anni della sua vita nell’esilio di Arcetri.
Il secondo volume edito dalla Bologna University Press (2024) curato da Trifirò e Corazza riporta importanti e poco conosciute notizie su quattro chimici vittime del nazifascismo: Mario Giacomo Levi, Maurizio Leone Padoa, , Primo Levi, Michele Giua. I primi tre perseguitati e deportati a causa delle leggi antisemite, il quarto invece docente universitario, uno dei pochi che aveva rifiutato il giuramento al Partito Nazionale Fascista, perseguitato e poi condannato dal tribunale speciale a quindici anni di carcere per le sue idee socialiste. Ci si trova di fronte, nel contesto di un diffuso e marcato servilismo misto ad atteggiamenti ipocriti, a delle figure che emergono per la loro statura morale e dignità. Persone rare che non rinunciano alle proprie idee assumendosene la piena responsabilità. Il volume raccoglie importanti testimonianze, fatte di interviste e scambi epistolari, in gran parte riportati nella rivista La Chimica e l’Industria diretta dal Professore Emerito dell’Alma Mater Ferruccio Trifirò. Ecco cosa affermava dopo la liberazione il Prof. Michele Giua: …siamo stati antifascisti non soltanto perché il partito fascista ha ucciso la libertà. Ma anche perché il partito fascista ha corrotto la moralità del popolo italiano. Parole indiscusse, ancor più nella realtà contemporanea! Si ritorna così al motto latino: historia docet?


