Cari Galileiani e Lavoisieriani del Vulture… vogliamo scherzare?

 Il piacere letterario unito a una discreta e opinabile dose di fantasia può sempre rendere interessante una qualsiasi lettura. La razionalità che alcune osservazioni scientifiche richiedono per essere considerate tali sollecita però importanti considerazioni in merito.

    Ci riferiamo alla conferenza tenuta dall’arzillo novantenne Rocco Summa cultore di ricerche storico scientifiche varie, nella pregevole cornice dell’Abbazia di Monticchio, e in particolare sulla colorazione rossastra delle acque del lago omonimo Piccolo e su un planetario lunare.

    In generale altri laghi (Lago Averno) presentano con una certa periodicità una siffatta colorazione rossastra dovuta alla proliferazione eccessiva di alghe prodotte dal cianobatterio Planktothrix rubescens, una specie di acqua dolce, che vive nell’ambiente planctonico, in grandi laghi meso-eutrofici e soggetti ad intensa stratificazione termica dove produce acque rosse durante la stagione estiva; in inverno, essa spesso provoca la colorazione rossa delle acque sottostanti al ghiaccio lacustre.

   Leggiamo invece: La causa attribuibile alla vegetazione era stata esclusa per il lago di Monticchio che assumeva la colorazione rossa dopo 24 ore dall’abbassarsi della temperatura… dopo numerose prove di scandaglio, prelievi e esami di laboratorio giungeva a soluzione, allorquando in una provetta l’acqua prelevata a distanza di un giorno assumeva la colorazione rossa. Si comprendeva che il fenomeno era attribuibile alla roccia vulcanica ricca di ossido di zinco che sovrasta il lago e giunge al suo fondale, la cui combinazione con l’ossigeno ad una data temperatura, produce una reazione chimica da conferire, dopo un lasso di tempo, una diversa colorazione di quella naturale.

      Una roccia vulcanica (sic) può certamente contenere del minerale come la zincite che è un ossido di zinco, generalmente di colore rosso aranciato, poco diffusa in Italia, ma segnalata nella miniera del Bottino presso Serravezza in Toscana e da altre parti ed è forse presente anche nei fondali del lago Piccolo. È ben noto che l’ossigeno è l’elemento più abbondante sulla superficie del nostro pianeta così com’è altrettanto evidente che la maggior parte dei minerali esistenti in natura contiene quantità rilevanti di ossigeno. Poiché parliamo di ossidi, occorre tener conto dei legami tra ioni ossigeno e cationi metallici e considerarli sia da un punto di vista cristallochimico, per ciò che riguarda i loro rapporti strutturali, che minerogenetico, in particolare qualora si parli di rocce. Per ciò che riguarda la loro reattività e solubilità chimica, l’ossido di zinco, è una polvere amorfa bianca, insolubile in acqua, che ha un effetto termocromico colorandosi in giallo per riscaldamento e in bianco raffreddandosi, e per formare una soluzione richiede un ambiente acido. Sembra abbastanza strano che il prodotto idrogenionico (pH) dell’acqua del lago Piccolo possa avere una concentrazione acida ed anomala per il suo ecosistema.

    In definitiva, poiché in natura tutte le ipotesi possono essere possibili, il metodo sperimentale fondato da Galileo e il quantificare tipico delle scienze chimiche e mineralogiche sono pur sempre le uniche e corrette vie da seguire nell’indagine scientifica.  

Michele Vista
Michele Vista
Articoli: 186