Ennesimo esempio di giornalismo sensazionale e fuorviante, la recente puntata su Rai Tre di Petrolio dedicata all’azione oncogena di una sostanza chiamata alcool secondo recenti studi farmacologici, scegliendo come vittima sacrificale il vino.
La Chimica degli alcool è molto complessa e comprende una numerosa serie di sostanze la cui reattività è alla base di importanti processi neurobiologici che avvengono nel nostro organismo. Si parla di neurotrasmettitori che possono inibire o stimolare determinate azioni cerebrali, le terapie farmacologiche che vengono applicate richiedono un controllo capillare e delicato che molte volte è assoggettato a interessi di mercato a scapito della pretesa salvaguardia della salute umana.
Ci si crogiola spesso in sterili disquisizioni su ciò che è naturale e ciò che è sintetico per finire solitamente nel campo dell’alimentazione a cui nessuno può sottrarsi dovendo vivere o più esattamente sopravvivere. Una cosa è lo studio dei processi che avvengono in natura, ben altro il voler imitare maldestramente ciò che madre Natura compie nel suo divenire. Il risultato più evidente: enormi profitti a vantaggio delle multinazionali con l’aggravante, nel tentativo di risolvere un problema crearne altri sempre più complessi.
È fuor di dubbio che siamo ciò che respiriamo e mangiamo, ritornello che ci accompagna quotidianamente, ma sarebbe fuori luogo non voler associare tutto questo all’incremento delle patologie tumorali. La macchina umana nella sua continua evoluzione biologica e sociale è gestita da vari impulsi neuronali che si possono modulare in maniera razionale o istintuale, a seconda dei contesti ambientali in cui viene a trovarsi. In tutte le nostre attività da quelle lavorative a quelle destinate al tempo libero, siamo subissati dalla pubblicità di regolatori dietetici, integratori, coadiuvanti di vario genere dell’apparato gastrico e della flora intestinale. Si scopre che l’alcool è cancerogeno, e via una crociata antialcolici ignorando che i cosiddetti aromi naturali sono in gran parte derivati da diversi tipi di alcool e infoltiscono la nutrita serie di additivi alla base dei cosiddetti sapori e gusti del tempo che fu. La cosa più sconvolgente qualora ci si riferisca all’azione inebriante dell’alcool, che crea tra i giovani un uso abnorme nella ricerca dello sballo, è mettere a punto in laboratorio delle sostanze sintetiche diverse dall’alcool in quanto cancerogeno ma in grado di produrre un effetto analogo in fatto d’eccitazione fisico mentale: ci si trova di fronte a una pura schizofrenia farmacologica! Si ha la netta sensazione che molti farmacologi, pur non conoscendo la Chimica, s’inebriano essi stessi delle sue possibili scriteriate applicazioni, nonostante la storia ci abbia fornito in passato come in tempi più recenti casi eclatanti che non nominiamo per carità di patria o patrie! Abbiamo veramente bisogno di simili ricercatori della quinta essenza sia essa alkaest o alcarelle e dei tanti parolai che si fanno in quattro per intervistarli a spese del servizio pubblico televisivo? Prosit!


