Un paradiso perduto alla ricerca delle terre rare

Leggiamo molto spesso in tempi di carenze energetiche sempre più evidenti, che testimoniano l’irrazionalità con la quale da decenni è stato affrontato il problema, articoli raffazzonati con varie citazioni di cui abbonda una certa letteratura ondeggiante fra necessità economiche ed evidenze scientifiche.

In Italia nella ricerca delle fonti energetiche alternative sembra si proceda tentoni o per essere più precisi, a seconda del vento politico che spira, ci si riferisce ad un passato ormai irreversibile per lo sfruttamento di un territorio visto addirittura come un ipotetico paradiso ricco di elementi appartenenti  alle  terre  rare  (17  elementi)  o  altri  elementi  come  litio, cobalto, rame, manganese, bismuto, tungsteno, fosforo, grafite, un patrimonio di sostanze cosiddette materie prime critiche indispensabili per sopravvivere nel secondo millennio.

Si riscoprono le ricerche minerarie pur non avendo ancora una carta mineraria del territorio aggiornata (siamo rimasti ai primi del Novecento!) avendo, sempre secondo un fantasioso ed orgasmico desiderio dei tanti soloni economisti, inesplorati giacimenti persino di titanio.

È utile rammentare, in proposito che a Venezia nel 1540 venne pubblicato il primo trattato di metallurgia intitolato De La Pirotechnia del senese Vannoccio Biringuccio a cui seguì nel 1556 il De re metallica del tedesco Agricola, due compendi enciclopedici sull’estrazione ed utilizzo delle risorse minerarie di estrema importanza nella storia dello sviluppo tecnologico e scientifico in generale.

La dimensione entropica dell’energia oggi non può permetterci alcuna illusione, così come la direzione vettoriale della freccia del tempo. Si ha invece la netta impressione che gli esperti nostrani di economia guardino altrove convinti della possibilità dell’impossibile e ragionino solo in termini di profitti. Sappiamo bene quel che ha prodotto l’economia globale, ed allora ci contestualizzino la strada percorribile pur nella limitatezza del nostro territorio e nella sua accentuata antropizzazione. Le multinazionali dell’energia facendosi paladine del benessere consumistico non certo ambientale pilotano invece i loro rinomati centri di ricerca investendo capitali sia oltralpe che oltreoceano, mentre nel nostro territorio ci illudono di farlo in una prospettiva alchemica rivolta quasi ad ottenere una quintessenza in un’ottica essenzialmente tecnocratica e purtroppo non autosufficiente. L’unica soluzione possibile risiede nella crescita della conoscenza in ambito individuale e sociale superando steccati ideologici che hanno fatto il loro tempo e nazionalismi irresponsabili, in una visione  della complessità delle varie componenti e loro interazioni reciproche. Tanti microcosmi di un grande universo, che è quello che ci interessa più da vicino, unico nel suo molteplice presente e futuro!

Michele Vista
Michele Vista
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