Assistiamo di continuo a un vero e proprio impazzamento mediatico su possibili itinerari escursionistici in una regione come la Basilicata tutta da scoprire attraverso un turismo verde sbandierato in tutte le direzioni, ma che a onor del vero non ha nulla da spartire con la classica rosa dei venti! Si spacciano solo offerte di mercato, per altro legittime, che dovrebbero contribuire alla ricerca di una sana libertà interiore in un ginepraio di definizioni inconcludenti! Ci sembra assai più convincente ricordare le parole di Alfredo Oriani, celebre e storica penna del giornalismo di un tempo in proposito.
Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione. Andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in treno. La bicicletta siamo ancora noi, che vinciamo lo spazio ed il tempo; siamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco colla tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno il contatto con la terra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balìa del vento, contro il quale lottiamo come un uccello. Non è il viaggio o la sua economia nel compierlo che ci soddisfa, ma la facoltà appunto d’interromperlo e di mutarlo, quella poesia istintiva di una improvvisazione spensierata, mentre una forza orgogliosa ci gonfia il cuore nel sentirci così liberi. Domani la carrozzella automobile ci permetterà viaggi più rapidi e più lunghi, ma non saremo più né così liberi né così soli: la carrozzella non potrà identificarsi con noi come la bicicletta, non saranno le nostre gambe che muovono gli stantuffi, non sarà il nostro soffio che la spinge nelle salite. Seduti come in un treno, non ci tornerà più l’illusione di essere giovani, correndo coll’impeto della giovinezza; non avremo trionfato del vento, non ci saremo ritemprati nella fatica al sole; ma la nuova macchina c’imporrà la preoccupazione dei propri guasti non riparabili al momento, c’impedirà di sognare, perché non potremo più guidarla istintivamente, e ci darà il senso doloroso del limite, appunto perché separata da noi, sospinta da una forza che non può fondersi colla nostra.
Non importa, sarà ancora un progresso, la miglior conseguenza della locomobile, mentre la bicicletta resterà. Ma il suo piacere d’oggi diventerà il problema stesso della macchina futura: qualche cosa che continui il nostro corpo e adoperi le nostre energie, liberandoci in un più vittorioso esercizio dalla grave cogitazione di noi stessi. Volare come un uccello, ecco il sogno: correre sulla bicicletta, ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti: i fanciulli vi ammirano, le persone vi guardano. Alla mattina il fresco dell’alba pare più fresco in sella, la strada ha una bianchezza opaca, e voi passate fra un risveglio; i campi, gli alberi, le siepi, gli uccelli, i fiori, tutto si scuote, sentite l’umidore dei loro aliti, il soffio delle loro voci, rapidamente dileguando. E il sole prorompe. Il suo primo raggio è come un urlo che scrolla la natura: la strada muta colore, i verdi cambiano, le foglie balenano, le voci ingrossano. Nel sole, che vi batte sugli occhi, le vostre idee si rischiarano; sotto la maglia, attraverso la quale passava il fresco dell’aria, i primi raggi vi forano la pelle e il sangue si riaccende. Avanti dunque, di un passo più alacre, sotto l’occhio del sole che vi guarda. E quanto scritto è tutt’altra musica!


