Tifo, dunque sono

A margine dell’esperienza grillina restano delle domande senza risposta. L’M5S ci aveva mostrato, indicandocela chiaramente, una cappa sistemica che opprimeva (e opprime?) l’Italia. Un sistema ramificato, onnicomprensivo, con la centrale operativa nella casta, intesa come l’intera classe politica, agganciata, o al servizio, di poteri superiori, ai quali se si volesse dare un nome si potrebbe usare quello della finanza internazionale.

Ricorderete tutti la felice espressione di Di Battista quando disse che con quelli (i politici in genere) non si poteva prendere neanche un caffè senza mettere a rischio la propria libertà, se non proprio la dignità di uomini.

Io mi ritrovavo idealmente in questa ribellione senza tentativo di mediazione, e con me quasi un terzo degli italiani. Oppressi da gabelle, tasse, raccomandazioni, raccomandati, corruzione, malavita, problemi, disagi e inefficienze, avere un interprete politico dell’angoscia nazionale, sembrava un ottimo punto di partenza, oltre che un anelato punto di arrivo.

Il panorama politico si ritrovò spiazzato da tanta verve, da cotanta novità, di persone e in parte anche di idee, peraltro appena abbozzate.

Non si pensò all’inesperienza, all’incompetenza, perché i nuovi soggetti erano talmente convinti e convincenti, che, vivaddio, sembrava tutto talmente ovvio da sembrare poi facilissimo da attuare.

Sappiamo come è andata a finire.

Ora non sapremo mai se avevano visto giusto, ma non avevano considerato le debolezze umane, o se avevano inventato un mondo solo immaginario, dove la finanza internazionale è il mitico lupo famelico delle fiabe e la casta solo un odiato esercito di missionari eroici e scomodi.

Ma è certo che la loro rapida ascesa rispondeva a un’esigenza e la loro scomparsa corrisponde a un tradimento, l’ennesimo, con effetti di rassegnazione ancora più pericolosi del disagio iniziale.

Dicevano che avevano istituzionalizzato il disagio, dandogli voce e canalizzandolo verso la protesta civile, ma era una fandonia, perché quel disagio, forse perché tramortito,chissà, non ha più voce, non protesta anzi ha assunto la faccia di quei saggi che malinconicamente sussurrano il classico “l’avevo detto io”.

Ora se quel potere di casta, sottomesso alla finanza, esiste davvero, e Draghi ne sarebbe l’interprete massimo, non ha più ostacoli: il disagio è stato abbattuto a colpi di macete e vegeta nel fondo di qualche misericordioso talk show che gli dà voce per meglio governarlo.

Siamo stati su scherzi a parte o ci siamo ora?

L’M5S senza Casaleggio e Grillo è un’accozzaglia di orfani di un’idea, che, ripeto, era solo stata abbozzata, senza un leader serio, senza una classe dirigente che sappia cosa si deve fare, senza niente, buona, se non ci avessero pensato i gettoni di presenza, per il reddito di cittadinanza.

Siamo tornati all’anno zero, nel quale esiste un padrone, Draghi, che pure dovrà dare conto a qualcuno, un manipolo di ricchi, tendenti allo straricco, e un esercito di zombies piagnucolante e che non fa nemmeno paura.

E stanno infatti tutti insieme al governo, i partiti, con la finta opposizione di uno solo, quasi che la democrazia, fatta di chi comanda e chi controlla e si oppone, sia un retaggio del secolo passato e che, oggi, cosa faccia bene all’Italia sia riportato solo nel ricettario di poche lobbies.

E’ il risultato della campagna, iniziata negli anni 70, di analfabetizzazione di un popolo? Può darsi.

Ora va l’ovvio del Papa o di Mattarella, il sorriso malefico di Draghi e la goffaggine dei parlamentari, in fila per una comparsata in TV.

Si litiga per uno slogan, si gioisce per un gol, si vegeta per il resto, giammai si combatte per un vero diritto, a proposito del quale, è lecito constatare come la nuova frontiera dei diritti sia di quelli nati nei laboratori: se ne studiano di nuovi e li si impongono. Perché i cittadini di questo secolo neanche sanno cosa compete loro, perché se un consigliere comunale non sa che può avere notizie della casa comunale in tempo reale, e non lo sa, e fa domanda per avere risposta nei 30 giorni destinati ai cittadini qualunque, figuriamoci quale capacità di affrontare la vita possa avere il cittadino normale. La formazione è un business, la vera formazione qualcosa da evitare.

Anni fa fui spettatore di una scenetta tragicomica: un tale parlava con un suo grande amico, con tono commosso, se non tragico, della sua situazione sentimentale con la moglie, paventando un capolinea, tragico, per come lo rappresentava, della sua storia familiare. Nella commozione del discorso, condita da occhi umidi e piega corrucciata della fronte, dal sottofondo della sala dove si svolgeva il discorso, arrivò l’eco del gol della Juventus, la cui partita davano in diretta. Il racconto subì un’improvvisa pausa, fatta di abbracci convulsi e grida di giubilo. Poi riprese con la commozione di prima.

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Luciano Petrullo
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Un commento

  1. Purtroppo manca sempre una visione d’insieme. A molti anni da adesso, calvi gobbuti con la bandierina in mano, non rimpiangeranno di non poter affermare : non ho leccato il culo a nessuno!

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