Stramberie futuriste fra  igienismi culinari e lussuriosi

Ogni secolo ha la sua o le sue storie che per quanto extravaganti possano sembrare, se lette nell’ottica di un passato e di quel che hanno generato, ci permettono di dare un giudizio oggettivo analizzando con coerenza i fatti e le testimonianze di cui disponiamo. In ossequio alla celebre massima latina verba volant scripta manent e alla legge insindacabile che la storia non si fa con i se, la copiosa messe di testi scritti e grafiche immaginifiche, indubbiamente fantasiose e originali, può essere di grande aiuto.

Succede invece che molte eminenze grigie, nell’ambito di ben definiti contesti culturali più che storici, siano invogliate a riscoperte o riletture semplicemente fantasiose. Scegliamo due testi emblematici di quel movimento culturale definito come Futurismo: Il manifesto della cucina futurista (1932) di Tommaso Marinetti e Il manifesto futurista della lussuria (1913)di Valentine de Saint-Point.

Una semplice lettura, che non necessita di alcun arrovellamento mentale o potremmo dire esegesi del testo, e il riferimento temporale che ci rimanda agli inizi del Novecento, senza cadere nell’ipocrita giustificazione di un testo provocatorio, dà solo l’idea dell’assurdità che ne è alla base, un semplice panegirico della vanvera, esaltazione autocompiaciuta di future tecnologie avanzate tirando in ballo per innovazioni culinarie addirittura l’ozono, che conferirà sapori nuovi ai cibi (ci sia consentito di aggiungere da far rivoltare nella tomba il poeta Orazio e il suo giambo in cui malediceva l’aglio) ignorando il tipico odore agliaceo dell’ozono!

A dir poco raccapricciante il vanto lussurioso di Valentine de Saint-Point: La Lussuria è pei conquistatori un tributo che loro è dovuto. Dopo una battaglia nella quale sono morti degli uomini, è normale che i vincitori selezionati dalla guerra, giungano fino allo stupro, nel paese conquistato, per ricreare della vita!

Non ci si meravigli poi di quel che è accaduto poi nei due conflitti mondiali e di quello cui assistiamo ancora oggi! Il linguaggio dell’animale uomo è l’arma più funesta che possa esistere, stiamo attenti!

Michele Vista
Michele Vista
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