Quale rapporto tra diritto e magia

Quando un individuo si rivolge al mago per motivi concernenti la salute e chiede e riceve pratiche pseudo sanitarie in effetti richiede al “mago” un esercizio illegale della medicina. In verità, secondo il codice sanitario, esercita illegalmente la medicina chiunque stabilisce diagnosi e terapie attraverso consultazioni scritte o verbali senza essere in possesso della laura in medicina.

Il codice però prevede che le pratiche derivanti da atti di fede non interessano la legge e non per altri aspetti correlati ad esempio come la organizzazione di pellegrinaggi.

Quando invece ci si affida a preghiere senza particolari riti che interessano la sfera psicofisica come la preghiera e la meditazione la legge non interviene se non per circonvenzione di incapace in cui si ravvede la truffa.

Ad esempio, molto spesso, il mago per togliere un “malocchio”, compie dei rituali che volta per volta, man mano che si verificano certe condizioni, vengono pagati con importanti cifre che spesso portano all’impoverimento del cliente.

Ovviamente i clienti non protestano, primo perché sono pronti a tutto pur di uscire dalla spiacevole situazione in cui versano.

E non dimentichiamo che più il mago è rinomato e più è quotato e ancor più è temuto e quindi c’è l’idea che questi possano rivolgere contro di loro il potere di cui sono forniti.

Infine c’è una regola, una tacita convenzione che dice: «Ho pagato e quindi nulla può ritorcersi contro di me». È ovvio che il rapporto magia e legalità è molto difficile e spesso si contrasta o si ignora ma una cosa è certa che se una persona ricorre alla magia per risolvere i suoi problemi lo fa perché non ha ottenuto risposte dalla legge.

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Caterina Laurita
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