Piccoli… o animali… primitivi

Una problematica di estremo interesse pone il libro della storica Luisa Tasca pubblicato da Carocci editore (2024), sulla scienza e studio dell’infanzia nell’Italia liberale di fine Ottocento, che nel contesto culturale positivista presentava delle particolarità non sempre valutate nella giusta dimensione. Si parla d’importanti personalità, in ambiti disciplinari diversi: dalla pediatria alla pedagogia, dalla psicologia alla psichiatria, dall’antropologia alla sociologia, così come in una ricerca del tutto nuova e più specificamente rivolta all’universo infantile qual è la pedologia.

L’Italia, un paese secondo Cesare Lombroso, da poco unito ma non unificato partecipa a un siffatto movimento culturale internazionale con passione e in maniera concreta, per nulla teorica o accademica, con studiosi che operavano in gran parte in istituzioni scolastiche, ospedaliere, manicomiali, assistenziali e miravano nel contesto sociale alla protezione, benessere e istruzione dei bambini, in particolare a fine Ottocento di fronte a un elevato tasso di  mortalità infantile. Una battaglia, pubblica e politica, con un carattere laico, per la modernizzazione e lo sviluppo del paese, sostiene l’autrice, che nell’intreccio tra studio e impegno civile costituisce nella storia dell’infanzia un unicum in assoluto.

L’analisi storica approfondita dei vari studi sulla psiche del bambino a fine Ottocento ci permette di conoscere i contesti sociali e antropologici prima, psicologici poi che ne possano dare una spiegazione coerente. La teoria evoluzionistica di Darwin, in linea con la concezione naturalistica, fisica e zoologica primaria del bambino inteso come una creatura animale da plasmare in base a un paradigma educativo riferito a un modello quasi ideale di adulto, non certo nel senso di Rousseau. A partire dai primi anni del Novecento invece il modello si rifà a quello familiare tipico di un ceto sociale borghese cui si affianca progressivamente, anche quello opposto di uno stato familiare meno abbiente e più condizionato dal lato ambientale, in mancanza di particolari assistenze sociali cui dovrebbe provvedere la collettività. Questa trasformazione nella maniera d’intendere l’infanzia è perfettamente integrata con le vicende legate al positivismo italiano e alla reazione antipositivista, seguendone in pratica il suo sviluppo parabolico.

Altro aspetto interessante nella psicologia infantile in Italia diventa il conflitto ideologico tra Chiesa e cultura laica, che anima le controversie con i numerosi seguaci delle teorie di Cesare Lombroso, e il modello antropologico e pedagogico dominante che ne derivava. Significativo in proposito, nello studio della psicologia infantile da parte di Paola Lombroso, il successivo e parziale cambiamento direzionale dalle stesse concezioni paterne.

Michele Vista
Michele Vista
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