Ritorno al classico per proiettarsi verso una cultura moderna

È con estrema gioia che salutiamo il rinserimento dello studio del latino nei programmi scolastici ministeriali. Con altrettanta gioia ci apprestiamo a raccogliere, noi di Radionoff, tutti quei contributi “colti” che il latino sprona a produrre.

In tal senso voglio ricordare ai nostri argonauti, che intendono offrire la loro collaborazione, di utilizzare quell’”ombrello morale” dell’“Absit iniuria verbo” che Radionoff ha da tanto tempo usato soprattutto nel trattare argomenti delicati attraverso la satira.

Questa locuzione latina absit iniuria verbo (sia lontana l’ingiuria dalla parola) è una frase di Tito Livio che noi, oggi traduciamo in “sia detto senza ingiuria”.

In effetti pone in evidenza il “discorso” di chi si sta esprimendo, in modo obiettivo, senza favorire fraintendimenti di chi ascolta e soprattutto senza essere offensivo nei confronti dell’ascoltatore perché sostenuto con franchezza, lealtà e per amore di verità.

La satira e l’ironia sono da sempre la spina nel fianco del “potere” ma allo stesso tempo anche lo sprono per il “potere colto e intelligente”.

Non c’è acrimonia nei confronti del potente (individuo) se si usa la satira e nemmeno causticità o rancore se si usa l’ironia nel descrivere (col sorriso, benchè amaro) un determinato accadimento perché essa non è mai indirizzata alla dignità della persona che l’ha originata.

Certamente il latino offrirà, agli italiani, un motivo in più di vanto e orgoglio in quanto consoliderà il giusto riconoscimento e la giusta fama alla cultura a cui hanno contribuito (per citarne alcuni): Orazio, Alighieri, Manzoni, Pirandello, Pasolini, Merini e tanti altri grandi della nostra letteratura.

                                       ABSIT INIURIA VERBO

che il nostro futuro sta nel “passato”, se si considera questo travagliato presente.

Paolo Laurita
Paolo Laurita
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