Margherita Hack un’icona dell’astronomia italiana

Nei giorni scorsi è stato presentato nella prestigiosa sede dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri a Firenze il volume in ricordo di Margherita Hack nel centenario della nascita. Una personalità nell’ambito scientifico di notevole spessore ma di una grandissima amabilità, simpatia e soprattutto disponibilità come divulgatrice di una disciplina quale l’astrofisica. Il volume, edito per i tipi  dell’editore fiorentino Angelo Pontecorboli, raccoglie i contributi di studiosi diversi a cura di  Antonella Gasperini e Giorgio Strano.

Ne viene fuori un quadro a tutto tondo di una scienziata e comunicatrice instancabile fautrice della libertà di pensiero e dei diritti di tutti i viventi, decisa sostenitrice, e non solo a parole, del ruolo basilare dei giovani nel rinnovamento della ricerca. Una persona di una vivacità intellettuale enorme e al tempo stesso con una carica empatica contagiosa unita a quella fiorentinità che lei ha sempre mantenuta intatta pur avendo vissuto come direttrice dell’osservatorio di Trieste per moltissimi anni lontana dal paesaggio unico delle colline di Arcetri, sede del prestigioso Osservatorio astrofisico, diretto dal suo maestro Giorgio Abetti, in cui si era laureata discutendo una tesi dal titolo Le Cefeidi, stelle pulsanti: ricerche su FF Aquilae, sul cui frontespizio come riportato dallo stesso Abetti con una notazione autografa “Discussa il 15 gennaio 1945 approvata con punti 101 su 110”. La  tesi che la stessa Hack ricorderà sempre come una tesi sotto le schegge dato il periodo bellico in cui si è svolta la sua ricerca, insieme alla fitta corrispondenza che    manterrà col suo maestro e mentore Giorgio Abetti  a cui era molto legata, e non mancava mai di fargli visita nelle sue venute a Firenze in cui era nata nel 1922.

Delle difficoltà incontrate nel mondo scientifico dominato dalle figure maschili, ne parlerà spesso col suo professore che “era molto più aperto e estremamente democratico: consultava tutti e discuteva con tutti”con grande spontaneità e sincerità e pur rammaricandosi  si augurava che lo stesso professore non si dispiacesse altrettanto.

Le sue ricerche di radioastronomia e poi di spettroscopia stellare la renderanno famosa nel mondo quando in Italia era ancora sconosciuta e in seguito diventerà un esempio per generazioni di giovani ricercatrici. Va evidenziato il fatto che è certamente grazie a lei se oggi in Italia il problema di genere in astronomia è minore che da altre parti. Le sue ricerche hanno fatto intuire l’importanza delle osservazioni dallo spazio per il futuro della ricerca astronomica.

L’altro aspetto della sua personalità s’identifica nella capacità divulgativa instancabile di cui era dotata unita alla semplicità con la quale riusciva a descrivere fenomeni anche abbastanza complessi e con una vivacità giovanile rafforzata anche da quel linguaggio con l’accento tipicamente fiorentino che ha sempre volutamente mantenuto. Citiamo da una sua conferenza pubblica: ” Come s’è formato l’universo? Come  si evolve? Che età ha? E’ infinito? E’ finito? Queste sono le grosse domande. I problemi interessanti sono questi, non di guardare il cielo e dire: “ Ah come è bello, che poesia!”. Di quello non ce ne frega nulla”.  

Questa era Margherita Hack.

Michele Vista
Michele Vista
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