L’Italia verso la settimana lavorativa corta?

È stato da poco firmato il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni Centrali triennio 2022-2024 che apporta una significativa modifica riguardo alla sperimentazione della settimana lavorativa corta su quattro gironi.  Significherebbe, quindi, lavorare 36 ore settimanali per quatto giorni anziché cinque, cercando di bilanciare vita lavorativa e vita privata e garantendo una più efficace e proficua gestione del tempo.

In particolare, si giungerebbe ad avere ben tre giorni a settimana di riposo, di certo non pochi. Tuttavia, c’è da segnalare che non è una procedura automatica per tutti i dipendenti ma solo per coloro i quali facciano una richiesta specifica, poiché si tratta di un’iniziativa ad impulso dell’interessato e non di default. Infatti l’amministrazione di appartenenza del dipendente, solo dopo aver valutato la richiesta, procede con l’autorizzazione  e con la fruibilità della riduzione settimanale su quattro giorni. Ciò, come si evince plasticamente dall’art. 18 comma 3 del CCNL, comporta un riproporzionamento delle giornate di ferie annue nonché di tutte le altre assenze giornaliere dal servizio previste dalla legge e/o dai CCNL, fatto salvo il permesso per matrimonio.

L’Italia, con questa volontà di sperimentazione, sembra voler intraprendere la strada dell’innovazione come già intrapresa, in verità, da altri paesi quale il Belgio che dal 2022 ha concesso ai lavoratori di scegliere se lavorare quattro o cinque giorni senza una diminuzione delle ore lavorative ovvero condensandole in meno giorni; la Spagna che ha inteso ridurre la settimana di almeno mezza giornata senza ridurre i salari. È da vedere se e in che misura questa misura verrà attuata e che impatto avrà sui lavoratori  che sempre di più vanno incontro ad elevati livelli di stress e di burnout e a  tutte le sindromi che sorgono  a causa di orari lavorativi troppi stringenti e poco flessibili. Si spera, dunque, in una celere e proficua riuscita della proposta la cui accettazione è rimessa ( si ricordi) ad una scelta dei singoli dipendenti.

Caterina Laurita
Caterina Laurita
Articoli: 111