di Santippo Sabazio
L’indomito pennivendolo, cui si addice per onestà culturale il patronimico Dellavanvera, si eleva a mediatore critico delle recenti polemiche in merito alle possibili soluzioni per risolvere l’emergenza idrica in Basilicata. Il suo disarticolato ragionare ci dà l’impressione che non si renda minimamente conto di ciò che afferma nell’ignorare il significato della progettualità degli interventi che si vogliono mettere in atto, qualora si debba seriamente e con competenza affrontare e risolvere dei problemi.
Un servizio idrico urbano, poiché viviamo nel terzo millennio, è obbligato a fornire la preziosa acqua che deve soddisfare i parametri che la rendono idonea in particolare per quanto riguardi la sua potabilizzazione, che diventa essenziale per una corretta informazione.
Non si tratta solo del punto da cui emùngere l’acqua del Basento per riempire il Camastrino, rispettando i canoni che la legge impone, ma è di estrema importanza il tipo di potabilizzazione da effettuare nella Masseria Romaniello in conformità alla verifica dei requisiti che soddisfino in tutta sicurezza che l’acqua immessa nella rete urbana sia chimicamente e batteriologicamente da considerare potabile e in linea con le tolleranze ammesse dalle normative vigenti. Un esempio chiarificatore che ci può aiutare a capire meglio il problema della crisi idrica nel Comune di Potenza e zone servite dall’invaso della Camastra c’è fornito dalla seguente descrizione dell’impianto di potabilizzazione dell’Anconella dell’acqua del fiume Arno, a monte della città di Firenze e ne riportiamo il testo.



