“Chiare e fresche”… e smarrite acque!

di Grazia Laugiello

Ah, la Basilicata! La terra delle sorgenti limpide, delle acque pure, dell’abbondanza idrica. Eppure, è incredibile come questa regione, famosa per le sue sorgenti naturali, riesca a distinguersi in una delle attività più innovative degli ultimi anni: il trasformare l’abbondanza in penuria. A quanto pare non c’è nulla che la Basilicata non possa fare, nemmeno ridurre una regione naturalmente ricca d’acqua a un deserto assetato, sul modello della Puglia! Ma almeno in Puglia hanno una buona scusa: lì, di fiumi e sorgenti, neanche l’ombra. Ma noi? No, noi siamo una regione così lungimirante che, pur avendo sorgenti cristalline a portata di mano, preferiamo impegnarci nell’ardua impresa di risucchiare qualche goccia dal Basento, perché… perché… perché no, in fondo?

La Regione Basilicata, ovviamente, è una grande protagonista di questa epopea epica. E non è sola! A supportarla c’è un cast stellare: l’Arpab, che si occupa di monitorare i livelli di inquinamento come un detective d’altri tempi, ma con un occhio un po’ pigro; l’Acquedotto Lucano che trasporta l’acqua con una rete di tubature così efficienti che sembrano costruite apposta per perdere ogni goccia preziosa lungo il tragitto; i Comuni lucani che osservano la situazione con filosofia; i Parchi dell’Appennino lucano che custodiscono la natura senza preoccuparsi troppo se l’acqua che li bagna finisce direttamente… tra le perdite! E infine, il Consorzio di Bonifica dell’Alto Basento, che deve il suo nome proprio al nostro leggendario Basento: quel fiume che, per antichi romani, era il simbolo di abbondanza, ma che oggi è una sfida per chiunque ami il rischio.

Ma torniamo alle tubature. Ah, la rete idrica della Basilicata! Dovrebbero venderla come un’attrazione turistica. Un labirinto fatto di buchi, crepe e rattoppi. Un’opera d’arte in perenne trasformazione che forse ispira il nome della regione stessa, con quel vago “bas” che ricorda la parola “basi…late”: un sottinteso di stratificazione delle perdite. I romani costruivano acquedotti che resistono da 2000 anni; noi, con la stessa acqua, in pochi chilometri siamo riusciti a creare un sistema degno di un Guinness World Record, ma per la dispersione!

Non c’è da stupirsi se la situazione idrica in Basilicata sia un po’ come un thriller: ci si domanda se ci sarà acqua oggi o se il rubinetto resterà a secco. Ma grazie alla creatività del Consorzio di Bonifica dell’Alto Basento oggi ci stiamo davvero superando: stiamo riportando in auge il fiume Basento che ha un ruolo chiave in questa vicenda. Quasi come il deus ex machina di una commedia il Basento scende in campo con tutto il suo splendore… o meglio con tutto quello che gli resta, visto che non è esattamente il paradiso delle acque incontaminate. Ma è qui che emerge il vero spirito lucano: perché accontentarsi di acque limpide e pulite quando possiamo farci del male pescando da un fiume inquinato? Avanguardia pura. Così evitiamo che le sorgenti vadano sprecate, diventando acquitrini e pozzanghere nei boschi mentre noi cerchiamo di mettere in bottiglia il Basento.

E poi, c’è l’Arpab. Sì, l’agenzia per la protezione dell’ambiente che osserva, monitora e, di tanto in tanto, lancia qualche campanello d’allarme: “Ehi, forse sarebbe il caso di non usare quest’acqua!”. Ma si sa i lucani amano l’avventura e chi siamo noi per ignorare la tradizione?

Questa situazione ha talmente tanta creatività da far invidia a qualunque altra regione. La Basilicata ha deciso di fare tutto al contrario: invece di ottimizzare l’abbondanza puntiamo sull’improvvisazione, trasformando la ricchezza in scarsità, come i migliori illusionisti. Mentre le nostre sorgenti naturali, con le loro acque pure, restano inosservate e inutilizzate; puntiamo tutto sul Basento e sulle tubature forate: un duetto perfetto, quasi romantico che incarna l’anima della Basilicata moderna. C’è qualcosa di poetico in questa situazione. La Basilicata terra di abbondanza idrica viene palesemente tradita. Se non altro questo ci insegna una grande lezione: l’arte di complicare le cose facili, perché essere semplici è troppo noioso.