Lettera ai miei concittadini

Carissime concittadine,
carissimi concittadini,
è con profonda tristezza e rammarico che devo comunicarvi di non poter dare ancora corso ai lavori in corso Garibaldi, dove la sede stradale è, per così dire, venuta meno, né tantomeno a corso diciotto agosto dove il parapetto è ancora pericolante e transennato. Le ragioni del ritardo non sono ascrivibili al sottoscritto, né agli uffici del Comune che mi onoro di guidare, quanto, piuttosto alla burocrazia, che ci lega le mani e i piedi.
Problemi di competenze, di costi, anche di qualche conclamato lavativo, devo dirlo, il tempo che manca sempre, l’anticiclone delle Azzorre, e il perdurante stallo in classifica del Potenza, che è sempre uno squadrone, impediscono che la volontà comunale si realizzi in quel battibaleno che adopero come unità di misura del mio tempo nell’amministrare.
Non vi nego il mio cruccio a riguardo, ma sono certo che capirete il disagio mio e degli altri componenti di giunta e consiglio, dipartimenti e assessorati, al ramo e non, i quali si associano nelle scuse che comunque intendo porgere per i disguidi, sensibili come siete, tutti inclusi, anche chi non mi votò, all’impegno che quotidianamente profondiamo nel rendere questa città sempre un tantino più vicina a quella perfezione cui ambiamo e che, posso dirlo, ormai è prossima.
Comunque, sia chiaro, le mie priorità sono le vostre, le mie esigenze sono quelle della mia comunità e il mio obiettivo è rendervi felici, cosa che, non avrete difficoltà ad ammettere, sta già accadendo.
Vi assicuro che tempo dieci, o quindici, tiè, venti o trenta mesi le due situazioni di crisi urbanistica saranno risolte e vi giuro che sono tempi davvero record, tenuto conto del bioritmo urbano, della contingenza astrale e delle emicranie che mi fanno visita frequentemente.
Sempre vostro.
(Ecco se fossi sindaco io qualcosa del genere la scriverei alla cittadinanza, altrimenti davvero non si riesce a comprendere perché determinati lavori vengano sempre rinviati sine die. Sapere invece il perché, potersi convincere delle motivazioni delle apparenti disfunzioni, riconcilia con il potere, anzi ce lo fa sentire più umano, anche fallibile se vogliamo, ma parte di noi e non un corpo estraneo.
Se fossi cittadino, come sono, invece, sentire o leggere un comunicato del genere mi inorgoglirebbe al punto da cessare di fustigarmi per essere nato e vissuto in una città che, dal terremoto in poi, ha dimenticato la cura di se stessa, il rispetto per le esigenze altrui e, semplicemente, l’educazione).

1 commento su “Lettera ai miei concittadini”

  1. C è una strana usanza del silenzio da queste parti, alcuni frequentatori delle scuole di teatro credono sia una tecnica per enfatizzare le emozioni la posizione, a me è sempre sembrata maleducazione che in caso diverso si trasforma in insulto e diffamazione. Per la serie noi siamo noi e voi non siete un …..ma come vogliono passare alla storia questi grand uomini?

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