La lettura del volume di Mirko Castaldi e Arturo Gallia: Disegnare il mondo, immaginare l’Italia. L’opera cartografica di Evangelista Azzi nel primo Risorgimento- Carocci editore- Biblioteca di testi e studi – Roma 2024 (pp.47 – ill.), offre lo spunto per fare alcune considerazioni sulla storia della cartografia relativa ad alcuni territori della nostra penisola prima dell’unità e in particolare su alcuni cartografi ritenuti di minore importanza ma che studiati nell’ambito di una geografia intellettuale con intenti educativi, miravano a fornire una conoscenza più estesa dei territori del pianeta.
Il cartografo Evangelista Azzi al servizio nei Ducati di Maria Luigia, di Parma, Piacenza e Guastalla ne fornisce un esempio chiarificatore con il gran numero dei suoi lavori tra carte, planimetrie e mappamondi, non solo riferiti alle terre della Granduchessa Parmense, ma anche ad altre regioni, riportati con dovizia di particolari nel volume.
La sua perizia come cartografo e i suoi ottimi rapporti con il fisico di origini parmensi Macedonio Melloni, che aveva trovato rifugio a Napoli nella corte borbonica, ed il veneziano Adriano Balbi studioso autorevole nel dibattito geografico internazionale, testimoniano la volontà di realizzare una buona carta topografica dell’Italia già nel 1844, e un’auspicabile visione unitaria della penisola ritenuta dal Cancelliere Metternich una pura e semplice espressione geografica!
Occorre ricordare che a partire dalla metà del XVIII Secolo e la prima metà del XIX Secolo attingendo ai pubblici catasti (Sabaudo, Lombardo – Veneto, Lorenese e Lucchese, Pontificio) si redigono nella nostra penisola, con precisione carte ufficiali come quelle del Granducato di Toscana di Giovanni Inghirami, dello Stato di Sardegna del generale Alberto Ferrero La Marmora, del Regno delle due Sicilie di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, potendo disporre di tecnici e personale esperti in massima parte provenienti dall’Officina Topografica di Napoli, nata nel 1781, lo stesso Imperial regio istituto geografico austriaco di Milano nei primi anni dell’800 era formato, per oltre la metà, da tecnici e militari profughi da Napoli e che poi nel 1839 fu trasferito a Vienna.
Di particolare interesse poi era l’attenzione rivolta nei ducati di Maria Luigia all’istruzione pubblica che mirava a realizzare un sistema scolastico centralizzato e ben strutturato accessibile a tutti, con particolare riguardo per l’insegnamento della Geografia, di cui il cartografo Azzi era un notevole esperto. Poiché la maggior parte degli atlanti si basavano in generale su dati cartografici alquanto complessi, per favorire l’apprendimento nelle scuole si pensò di ridurli opportunamente nelle dimensioni, e adattarli a un nuovo e più immediato sapere geografico da trasmettere ai fanciulli nel loro percorso scolastico, e tra il 1835 e il 1836 venne pubblicata una raccolta di tavole realizzate dal cartografo parmense dal titolo: Atlante per gli Elementi di Geografia dell’Antoine ad uso delle Scuole inferiori del Ducato di Parma, che ebbe diverse edizioni, affiancandosi al testo Princìpi di Geografia di Giacomo Antoine da sempre adottato.


