di Lorenzo Aciterra, diacono
Chi si dice cristiano non firmi con leggerezza quel nome: è un impegno, non un distintivo da appuntare alla giacca la domenica. Seguire Cristo significa incarnare la logica del dono nelle pieghe ordinarie dell’esistenza, a partire dalla casa. Lì, nella quotidianità dei piatti da lavare e dei silenzi da ascoltare, si misura la verità della fede. Il Vangelo comincia nella cucina: rispetto reciproco fra coniugi, pazienza con i figli, cura per gli anziani che rallentano il passo del tempo. Una parola gentile detta prima dell’alba vale più di mille devozioni ripetute a vuoto.
Il “prossimo” non è un concetto né uno slogan: ha nome, volto, odori, intoppi. È il collega irritante, il vicino con la musica alta, lo sconosciuto che chiede indicazioni. La parabola del Buon samaritano non ci consegna una teoria dell’assistenza; ci ordina di fermarci, sporcandoci le mani dove gli altri accelerano. Chi attraversa il marciapiede per non vedere lacera il Corpo di Cristo più di quanto lo edifichi con ore di liturgie.
Con i fragili – malati, anziani soli, detenuti, stranieri – la carità non è affare opzionale. È nel giudizio finale: “Avevo fame, avevo sete, ero forestiero”. Il cristiano autentico non delega tutto a strutture e Ong; apre la porta, condivide il pasto, ascolta senza cronometro. Se la tua agenda non prevede mai una visita in ospedale o in carcere riscrivi l’agenda o riscrivi la tua fede.
Ai poveri non si gettano resti ma si restituisce dignità. Il salario giusto, la denuncia dell’ingiustizia, la scelta di consumi sobri sono opere di misericordia tanto quanto l’elemosina. Non serve fondare movimenti: basta iniziare con il bilancio familiare, tagliando il superfluo per liberare risorse da consegnare, in segreto, a chi non ha voce.
La preghiera: chi non attinge alla fonte si inaridisce. Ma pregare non è nascondersi: è lasciarsi trasfigurare per poi tornare alla valle dove gli uomini soffrono. Il tempo davanti al Tabernacolo deve tradursi in scelte concrete o diventa un monologo sterile.
A chi sbandiera la croce ma moltiplica scandali Gesù riserva parole di fuoco: “Non vi conosco”. Meglio allora tacere il nome di cristiano che pronunciarlo invano. Nessuno chiede eroismi impossibili; si chiede coerenza: sì, sì; no, no. Il mondo non ha bisogno di maestri distratti ma di testimoni trasparenti. Se non siamo disposti a perdere prestigio, denaro o comodità per amore svestiamo il titolo e lasciamo spazio a chi cammina davvero dietro il Galileo, con le mani aperte e il cuore rivolto ai cieli che iniziano nei vicoli della terra.


