All’assemblea nazionale della Cgil “Contro mafia e corruzione”, ospitata dalla Camera del lavoro di Palermo, il segretario dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Rocco Maruotti ha tracciato un quadro fosco dello stato di salute delle democrazie europee. “Nelle attuali democrazie si nega il diritto di essere se stessi…” ha esordito, puntando l’indice contro la deriva illiberale che, a suo giudizio, investe non solo l’Italia ma l’intero continente.
Maruotti ha ricordato come in Ungheria il governo di Viktor Orbán abbia imposto il divieto di marce e raduni Lgbtq+, misura che ha già provocato la sospensione di parlamentari d’opposizione, mentre in Turchia l’incarcerazione del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, “ospite del governo Meloni”, ha scatenato le proteste più imponenti degli ultimi dieci anni. “Si arrestano gli oppositori politici, vedi l’arresto di Imamoglu nella Turchia di Erdogan” ha ripetuto testualmente, collegando i due casi a un più ampio arretramento dei diritti fondamentali.
L’allarme del segretario dell’Anm è poi arrivato a casa nostra. Maruotti ha stigmatizzato il doppio standard con cui viene applicata la XII disposizione transitoria della Costituzione: “…si identifica una giovane fornaia che esalta i valori costituzionali e non si identifica nessuno dei partecipanti a una folta manifestazione in cui si rende omaggio alla memoria del fondatore del partito fascista”. Le sue parole richiamano i casi degli ultimi giorni: la panettiera di Ascoli Piceno fermata due volte per uno striscione antifascista esposto il 25 aprile e i saluti romani dei nostalgici a Dongo nel weekend del 28 aprile, ai quali – come denunciato dall’Anpi – non sono seguite denunce.
Dentro questo contesto internazionale e nazionale, ha avvertito, si colloca la riforma costituzionale che separa le carriere di giudici e pubblici ministeri, attualmente all’esame del Senato dopo l’okay lampo di Montecitorio lo scorso 16 gennaio. “Non si può comprendere – secondo Maruotti – l’impatto di una riforma di questa portata se non si allarga lo sguardo su un orizzonte più ampio… C’è un progressivo arretramento dei presidi costituzionali che hanno garantito il libero esercizio dei diritti fondamentali”. La proposta, firmata da Giorgia Meloni e dal ministro Carlo Nordio, prevede due distinti Consigli superiori della magistratura e un’Alta Corte disciplinare, con membri sorteggiati da elenchi parlamentari.
Maruotti non ha risparmiato critiche frontali: la separazione “rappresenta un tentativo, neanche troppo velato, di indebolire l’autorità giudiziaria e il suo governo autonomo… Una riforma che vuole allentare il controllo di legalità sulla politica e privare la giurisdizione dell’autorevolezza di cui solo un giudice autonomo e indipendente può godere. Tutto questo non potrà mai tradursi in un vantaggio per i cittadini, se non che per alcuni cittadini meno uguali degli altri”. L’Anm, che nei giorni scorsi ha avuto un colloquio teso con il Guardasigilli Nordio, lamenta l’assenza di correttivi a problemi strutturali come carenze di organico e tempi dei processi.
La maggioranza punta a varare la riforma entro l’estate, confidando di superare il secondo voto parlamentare già a luglio: con i due terzi dei consensi il referendum sarebbe evitato, altrimenti la parola passerebbe agli elettori nel 2026. In piazza, intanto, il mondo sindacale e le associazioni antifasciste annunciano mobilitazioni per “difendere l’indipendenza della toga”. L’assemblea di Palermo si è chiusa tra applausi a Maruotti e cori di “Costituzione, Costituzione”, preludio a un confronto destinato a segnare la prossima stagione politica.


