La spocchia

Quell’impettito e borioso sussiego di chi pensa di essere arrivato da qualche parte. Per essere spocchiosi, però, ci vuole applicazione, anni di autoconvincimento di essere qualcuno, o qualcosa, sai com’è, spesso la funzione fa l’uomo. Quindi può accadere che una persona normale, umile il giusto, semmai anche ironica, poi diventa qualcuno, sieda su una poltrona importante, e gli venga consegnato in dote un quantitativo base di spocchia. Questo quantitativo è suscettibile di aumenti a seconda dell’applicazione personale e dell’autostima che ognuno riesce a generare.

L’investitura da spocchioso può essere autonoma o gerarchicamente elargita. La frase tipica è “ricordati che sei …..” tipo un magistrato, un avvocato, un sindaco, un presidente, un direttore, un capocondomino, un nobile, o, in una esplosione di megalomania “ricordati che sei ….” accompagnato da un cognome illustre, tipo “ricordati che sei un Caracciolo”, per dire.

Secondo la sfiziosissima classifica delle rotture di coglioni del vice Questore Schiavone, trovarsi uno spocchioso davanti, costituisce una rottura almeno del nono livello, azzarderei.

La spocchia è propria del genere umano, ma in Italia se ne è riscontrato un concentramento eccezionale, come giri un angolo ti trovi uno spocchioso. Questi sono generalmente ed equamente suddivisi per classi sociali: ce ne è fra i disgraziati, fra i benestanti, fra i ricchi, fra i nobili, ma lo spocchioso di una categoria non lo è dell’altra, se superiore. Insomma uno spocchioso nobile lo è anche fra i disgraziati, mentre lo spocchioso disgraziato lo è solo fra i suoi pari.

Ma lo spocchioso per antonomasia è quello che esercita un potere. Quello che non deve dar conto a nessun’altro che a se stesso.

Trovare un potente non spocchioso è come vincere al superenalotto facendo tredici, cioè può capitare ma è davvero difficile.

Attenzione, però, a una pericolosissima sottocategoria e cioè quella degli spocchiosi mimetizzati. Questi signori sono gentilissimi, quasi untuosi, sempre insinuanti, quasi provocatoriamente gentili. Li riconosci dalle sfumature: un eccesso di aneddoti sulla loro spiccata dignità, periodici accenni alla loro irreprensibile condotta, una generosità a gettoni. Messi alla prova si sciolgono come neve al sole, mostrando la loro vigliacca spocchia e dico vigliacca perché fino ad allora nascosta ad arte.

Io fra gli spocchiosi e gli spocchiosi vigliacchi, preferisco gli imbroglioni, che rimangono la versione raffinata degli spocchiosi, che, perdinci, imbroglioni lo sono davvero, perché mostrano una alterigia utile solo a nascondere la loro miseria umana, ma non ritengono mai di truffare nessuno per il solo motivo che non ne avrebbero bisogno dall’alto della loro presunzione.

Balle.

Lo spocchioso, e questa è l’amara verità, si ritiene un dio in terra. Invece è un cialtrone, destinato, peraltro, alla stessa fine di tutti, cioè alla sofferenza e alla fine alla morte, che cancella ogni spocchia, quindi, altro che Dio in terra. Ma vai a dirglielo. Non sentirebbe neppure, lo spocchioso vero non ha orecchi che per se stesso, o per uno spocchioso di categoria superiore. E già, perché lo spocchioso è il primo suddito di chi è più potente di lui. Ma anche questo, vai a dirglielo.

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Luciano Petrullo
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2 commenti

  1. Forse la spocchia ce l ha chi si vanta di essere il risultato finale di un procedimento sociale senza però portarne i valori, l orgoglio chi è causa di quel percorso fondante.

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