Arie, acque, luoghi…l’arte di nascondere la verità

La strada che la classe politica autoctona ci propone sia a livello regionale che comunale è, come recita un celebre adagio riferito al tanto agognato paradiso terrestre, lastricata di buone intenzioni, non solo ma si propone anche come modello per un futuro e per di più a tutt’oggi, sostenibile. Sarebbe da consigliare ai nostri rappresentanti di leggere tanto per schiarirsi le idee, ammesso che ci siano, il trattatello del medico greco Ippocrate sull’argomento.
Il territorio che caratterizza la nostra regione acquista valore solo a parole, fatte alcune debite distinzioni a livello locale, laddove si creano carrozzoni burocratico-amministrativi la cui particolarità è l’incompetenza. Vale a dire, mettere subito in pratica la moda nazionale di nominare di fronte ad una qualunque emergenza un commissario straordinario che anziché pianificare complica a ragione veduta le cose.
Una regione fra le più piccole d’Italia che si fregia di avere un fottio di parchi ma, non essendoci alcun controllo, presenta discariche abusive sparse dappertutto in particolare nelle immediate vicinanze del capoluogo, tanto lo spazio abbonda e chi se ne frega, ancor più se mascherate da insediamenti industriali. La presenza di trielina in alcuni corsi d’acqua dove la mettiamo?
Veniamo alle acque: le tante sorgenti sparse nei boschi che circondano il capoluogo perché non sono mai state debitamente valorizzate? È fin troppo facile dare la colpa agli eventi tellurici che periodicamente, purtroppo sono accaduti, vista la sismicità del territorio. La stessa qualità dell’acqua che serviva il capoluogo lucano, analizzata ai primi del Novecento dal chimico Porlezza, risultava tra le migliori in assoluto mentre oggi proprio grazie allo sviluppo sostenibile della città deve miscelarsi, ammesso che questo accada, alle acque dell’invaso della Camastra. Chi controlla le perdite lungo la vetusta rete del ripartitore di Serra San Marco, con buona pace dei coltivatori locali di orti ed orticelli, ancora più evidenti nell’attuale siccità emergente?
Abbiamo però una salubrità dell’aria a nostro favore, vista l’orografia della regione, ma fino a quando? Quale sarà nel prossimo futuro il ruolo della crisi energetica a cui andiamo incontro inesorabilmente e le invasive richieste di estrazioni petrolifere, come se non bastassero le irreversibili devastazioni ambientali create da tempo in alcune delle zone più adatte all’agricoltura, non certo estese, in un territorio in gran parte montuoso? Il parco dell’alto Basento e Appennino Lucano, altra meraviglia dei nostri amministratori, come si concilia con quella metropoli del centro Cova che , a ragion veduta, c’è ma non si vede almeno nelle tante pubblicazioni turistiche date alle stampe e foraggiate anche da organi istituzionali? Mi sembra l’unica sorpresa riservata ad un escursionista appassionato che dopo essere giunto in cima ad alcune splendide vette, quali il Monte Volturino o il sacro Monte di Viggiano, o il Monte Serranetta deve accettare giocoforza, tra raffinerie estrattive e giungle di impianti eolici, in una visuale a 360 gradi la realtà di quello sviluppo sostenibile da cui ben guardarsi e che secoli addietro il medico greco aveva anticipato!

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Michele Vista
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