La conoscenza… un albero… o un microcircuito?

Il grande circo dell’informazione dà enorme spazio alla kermesse che si svolge in questi giorni a Torino, definita “Italian Tech Week” con un’eccessiva dose di pomposità internazionale. Si mescola un po’ di tutto, dalle tecnologie informatiche più diverse alle applicazioni più strampalate, quel che conta è il successo mediatico e il conseguente, non meno importante, business relativo messo in atto.

Ci troviamo di fronte al problema legato inevitabilmente alla sopravvivenza sul pianeta terra dell’homo sapiens che in quanto tale si presuppone adoperi il suo essere razionale per conoscere la realtà che lo circonda. L’albero della conoscenza, metafora fin troppo abusata, viene oggi visto nelle sue ramificazioni tecnologiche, che sembrano dare in apparenza risultati immediati ma pur sempre limitati.

Un albero nasce da un seme che ha trovato il necessario nutrimento alla sua crescita nel terreno, si ramifica e rigenera secondo le leggi di Madre Natura, attraverso una complessa organizzazione alla base dei suoi processi vitali, un sistema aperto in grado di adattarsi alle variabili che entrano in gioco negli scambi con l’ambiente circostante.

Questo è quel che avviene in natura, l’uomo fa parte di tale sistema, la sua ricerca sia in ambito filosofico che scientifico è il frutto di processi storici secolari legati alla sua razionalità. Il pensiero umano dai Presocratici a Platone o Aristotele sino ai giorni nostri dovrebbe renderci più fiduciosi nelle sue capacità creative in quanto “sapiens” più che “technologicus”, conoscenza e scienza non possono che essere sinonimi nel loro sviluppo dialettico secondo la logica del “cogito ergo sum” e ancor prima del “sapere di non sapere”!

Considerare la massa neuronale che dà forma al nostro cervello solo come un insieme di microcircuiti è estremamente riduttivo. Se scomodiamo le leggi dell’insiemistica, essendo un insieme aperto, a differenza  di un insieme integrato di microcircuiti elettrici di un qualsivoglia elaborato hardware informatico, progettato invece in senso deterministico, per quanto si aumenti il numero di operatori logici, non potrà per la sua stessa organizzazione avere una capacità decisionale individuale.

Se poi passiamo alla Biologia, le numerose variabili legate al cosiddetto genoma umano ne sono la prova evidente. La complessa ramificazione strutturale del DNA si può a ragione ritenere un “albero della conoscenza” ma differente da individuo a individuo. Soltanto la Natura è stata in grado di produrre organismi simili ma non eguali, che interagiscono attraverso le loro possibili mutazioni.

È oggi molto di moda il pensare di essere creativi nell’uso di raffinati strumenti tecnologici, addirittura si sconfina nel campo dell’Arte. La radice della parola greca “τέχνη “ ha il significato di metodo, modo d’operare, appunto arte che è per definizione creativa, presenta una sua singolarità, ma non è ripetitiva. Un essere razionale potrà pure farne una copia apparente ma pur sempre approssimata, diversamente se tutto è prodotto da un macchinario elaborato, e riproducibile in maniera identica.

In definitiva credere alla possibilità di un’intelligenza creativa legata a un apparato di microcircuiti assemblati secondo un ordine precostituito è pura illusione alchemica in cui l’umana razionalità si è sempre rifugiata nel prendere coscienza della sua limitatezza.

Essere parte di un tutto ma non artefice di esso, tentare di conoscerlo ma accettando le approssimazioni che la Natura gli ha concesso di “sapere” fornendogli un utile strumento tecnologicamente perfetto: il suo pensiero! 

Michele Vista
Michele Vista
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