Il nuovo totalitarismo

Una volta eravamo considerati tutti da un punto di vista commerciale: tutti potenziali consumatori. La pubblicità, quindi, ci aspettava in ogni anfratto della nostra vita sociale e non, fino a farne parte integrante. Carosello segnò gli esordi, scanditi da appuntamenti, però, poco invasivi, anzi aspettati, stante l’originalità dei messaggi pubblicitari e la novità della condizione di consumatori. Oggi c’è un concetto di tutti noi, cioè dei cittadini residenti nel mondo civile, più evoluto. Siamo diventati, infatti, spettatori e, solo di conseguenza, consumatori. Spettatori non di film, commedie, spettacoli e roba del genere, ma spettatori della vita reale, anche di quella finta, certo (vedi i vari grandi fratelli) ma soprattutto di quella reale. I fenomeni sono divisi fra quelli vissuti in prima persona, sempre più rari, e quelli guardati in TV. Tale condizione di spettatori ci ha talmente preso che è diventato automatico, ovunque ci troviamo in compagnia di un monitor, di accenderlo per guardare, attività che è diventata quasi primaria. Guardare la vita da spettatori, assieme a una vita da consumatori, è quello che ci ha portato in dote una stagione di capitalismo, liberalismo e liberismo e democrazia. I nostri gusti, in qualsiasi ambito, sono così telecomandati e alla fine anche le nostre opinioni finiscono per somigliare sempre più a quelle di maggiore diffusione televisiva. E, se non le opinioni, sicuramente i temi della vita cui dedicare i nostri pensieri. Il prodotto finale, ormai accettato da tutti ben supinamente, comporta che a scene raccapriccianti sulla guerra, oggi, ieri si trattava solo di braccia nude con tanto di ago pseudoimmunizzante, ancora di salvezza unica elargitaci generosamente dallo stato, si alternino amene scene pubblicitarie, la cui lievità presunta mal si concilierebbe con la cruda realtà mostrata pochi secondi prima, non fossimo, appunto, meri spettatori. La vita che ci viene mostrata, anche nei particolari più tristi o maledetti, viene alternata al sogno di una autovettura di lusso, proprio come in un film, dove, però, la pellicola non riproduce la vita veramente vissuta, ma quella solo immaginata e romanzata.La guerra come un film. E’ questo il prodotto che ci viene propinato. Un film che può anche commuoverci, ma che non ci appartiene, perché si svolge al di là del monitor, autentica e invalicabile frontiera fra noi e il mondo.E i commenti sono pari pari quelli che seguirebbero un film, appunto, e noi siamo diventati critici di quell’opera appena mostrataci, ma anche strateghi, tifosi, disincantati osservatori, tutto il catalogo di una esistenza che ci vuole capaci di tutto, tranne che di vivere. Tutto il nostro potenziale viene espresso in commenti, giammai in azioni. In milioni di case oggi si parlerà di guerra, ci si schiererà contro o a favore, ma a chiacchiere, come si trattasse di un gioco di società. Ricordo che solo qualche anno fa, sulle riviste, perché prima si leggeva un tantino di più, a un paio di pagine dedicate a cose serie, seguiva una pubblicità con una bella donna che faceva mostra del suo corpo. Anche le copertine erano quasi tutte esche per guardoni. Poi la diffusione urbi et orbi del porno ha vanificato l’opera illudente degli spot ammiccanti, facendo anche finta di aver seguito una evoluzione anti sessista. Bazzecole, è successo solo che un’immagine sexy lasciava ormai indifferenti. Oggi viene propinata la realtà più cruda, specie se occorre solo per accentrare il consenso per una delle due parti e soprattutto contro l’altra, ma al messaggio insinuante si alterna quello rincuorante di una vita lussuosa, comoda e felice, cui si può pervenire con semplice gesto dell’acquistare. Fra poco dovranno farsi conti con la crescente povertà, che ridurrà, già lo sta facendo, i consumi drasticamente, con l’infelice riscoperta di valori diversi da quelli meramente consumistici. Torneranno di moda religioni e spiritualità, chè, almeno, costano di meno. La sensazione è che si vada verso una implosione generale, non fosse che strategie naturali o pseudo tali, come pandemie e guerre, stiano provando a ricomporre il puzzle. Prendono corpo, anche, pur sommessamente, teorie che vanno oltre il tifo, oltre il “o con me o contro di me”, del tipo “la realtà è complessa e occorre fare dei distinguo” e sembra anche strano che non le abbiano già stroncate. Ma temo faccia parte del gioco: la migliore maniera per sottomettere è illudere di comprendere, inglobare per dominare, come per il dissenso, una volta che fa parte del gioco, riesce più facile contenerlo, disarmarlo, e questa è la più letale arma della democrazia. Rimane una considerazione. La vita che ci fanno vedere, quella degli altri, beninteso, che sia tragica o eroica, viene scelta da altri, il copione lo scrivono altri, la nostra apparente libertà vaga fra due o tre scelte, fatte da altri, non si spinge oltre, non ne è più capace, in linea di massima. Quindi, liberi un corno. Anzi, per essere davvero liberi, oggi occorrono coraggio, lungimiranza e un enorme sacrificio, ci vuole un atto eroico di fuga da tutto. Quindi occorre isolarsi, quindi rendersi bersaglio del conformismo, quindi diventare inoffensivi. In una sola parola: c’è voluta la democrazia per eliminare ogni vera libertà. La democrazia l’unica vera forma di autentico totalitarismo.

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Luciano Petrullo
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2 Comments

  1. La libertà te la fanno pagare. Perché dovresti sentirti piu leggero di altri?

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