Che te ne fai della democrazia

Avete idea della capacità di andare oltre? Oltre l’immaginabile, il reale, il fattibile? Bene avete un’idea precisa, allora, dell’Italia, il paese dove il sogno cosiddetto americano impallidisce.
In altri termini si potrebbe dire un magnifico “che te ne fai della democrazia?”, di fronte al mistero italico che la democrazia ha metabolizzato senza difficoltà già da qualche decennio.
Ma è bene che provi a spiegarmi: una elucubrazione siffatta non può essere chiara per definizione, talchè valga quanto appresso umilmente descritto.
La democrazia, oltre che nella partecipazione, consiste in una parità di opportunità distribuita equamente fra tutti i cittadini. In buona sostanza è in democrazia che il calzolaio dalla sua bottega potrebbe in teoria approdare al Quirinale, che il figlio di un disoccupato può diventare direttore generale di Eni e l’ultimo della classe può diventare il cantautore più seguito del paese. Sempre che ne abbiano l’imprescindibile valore specifico, ovviamente.
Bene, questo è lo stadio preistorico della democrazia. Noi, nonevèro, siamo appunto andati oltre.
Abbiamo abolito il vincolo della capacità, del valore specifico; non è un prerequisito necessario.
Quindi l’ignorante può diventare medico, ingegnere o avvocato, il miope statista, e il peccatore santo.
Ma ovviamente questi sono solo esempi, perché chiunque, a prescindere dalla conoscenza, che, come abbiamo detto, è un optional ormai desueto, può diventare chef, direttore generale dell’ente vattelapesca, ministro degli esteri, assessore al ramo, sindaco, commissario, giornalista e quello che cavolo vuole.
In Italia, insomma, chiunque può diventare qualsiasi cosa, basta affiliarsi. La vera patente di capacità te la dà la politica, o comunque chi comanda, dovesse trattarsi di specie diversa. E’ un po’ come la differenza fra la conoscenza e la comprensione. Chi conosce potrebbe non comprendere. Mentre, attraverso un meccanismo misterioso, che non è filtrato dalla ragione, ma la bypassa, uno può comprendere senza conoscere, in una sorta di illuminazione cosmica che trascende il conosciuto e il conoscibile per approdare alla categoria dell’assoluto.
Questa illuminazione, che gli orientali raccontano essere il frutto di anni e anni di duri sacrifici alla ricerca della propria essenza fino ad approdare alla consapevolezza che quell’essenza non esiste, in Italia la dispensa la politica, impegnata da sempre in una specie di fucina di geni, creati dal nulla con l’alito del leader (e Franti rise) di turno.
Quindi, tornando a bomba, che te ne fai della democrazia?
Troppe regole, concorsi, esami, corsi e quello che non ti immagini, noi siamo oltre.
Pare che sia stato anche registrato il brevetto, quindi tedeschi, norvegesi e cinesi, statunitensi e indiani, voi che ancora provate a crearli, i geni, nelle scuole e nelle università, siete la preistoria. Troppo razionali per stare al passo coi tempi. Noi siamo nel meraviglioso mondo del miracolo.
Pfui!

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Luciano Petrullo
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Un commento

  1. Pur di non rimanere su posizioni sterili, la gente perde il sonno a cercare strumenti di ogni genere x comparire in una lista , di qualsiasi cosa si tratti, fossero anche i vecchi ammuffiti monarchici. Viva il re!

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