Arteriosclerosi…culinaria o …ignoranza gastronomica?

Sui tavoli espositivi delle librerie spopolano i titoli di pubblicazioni che riguardano il nostro modo di mangiare, il più delle volte scritte da figure notorie nel mondo della carta stampata che si beano da tempo, invasati dal mito giornalistico di un famoso ma unico e irripetibile bastian contrario, pensando di fare informazione: solo arzigogolate castronerie e null’altro, a volte appoggiandosi a qualche presunto esperto nel settore della Gastronomia e dell’arte culinaria.

La regola primaria in tal caso è conoscere ciò di cui si vuol parlare. Una cosa è l’Arte di mangiar bene del buon Pellegrino Artusi, tutt’altra cosa è scoprire l’acqua calda nel sostenere le differenze che esistono, a ragione, nel mangiare tra Nord e Sud.

La Gastronomia è intimamente legata per definizione al territorio, in particolar modo se riferita all’Italia, ha la sua ragion d’essere proprio nelle differenze che la contraddistinguono nei suoi ambiti storici e sociali. La ricchezza di un territorio, con le sue spiccate diversità dalle Alpi alla Sicilia, ne è la migliore testimonianza senza distinguo di sorta. Alle diversità culinarie di cui è ricco il nostro Paese, è da attribuire la sua originalità priva di qualsivoglia antinomia gastronomica.

Limitarsi però a una visione identitaria in cucina è estremamente riduttivo e controproducente, è necessario tener conto anche delle tante variabili, le loro commistioni direzionali e le contaminazioni culturali avvenute nel tempo, che fanno la differenza. Diversamente si ricade nella banalità tipica del made in Italy, o di ristoranti e chef pluristellati a braccetto con il famoso omino bibendum, semplici operazioni di marketing che ci fanno ripiombare nelle paradossali e fin troppo ridicole etichette di mangia foglie, mangia maccheroni o mangia fagioli, appioppateci in tempi non molto lontani.

Michele Vista
Michele Vista
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