L’intelligenza artificiale: il nostro genio invisibile o il maggiordomo della pigrizia?

di Caterina Iannelli

Nel XXI secolo l’intelligenza artificiale è diventata quella strana creatura che ci fa fare i salti mortali con un click ma che a sua volta ci ha resi dipendenti come una tazzina di caffè la mattina. Una domanda fondamentale sorge spontanea: è davvero un alleato prezioso per l’uomo moderno o stiamo solo alimentando la nostra innata inclinazione alla pigrizia e all’ignoranza?

Immaginate il panorama: una macchina che risolve i problemi più complessi, calcola, traduce, suggerisce e persino ci scrive gli articoli. In un colpo solo l’IA ci regala il comfort di avere un assistente personale sempre pronto ma anche una scusa perfetta per evitare di fare una ricerca su Google o ancora peggio pensare da soli.

La verità è che l’intelligenza artificiale è l’unico amico che non ti giudica se preferisci chiedere a Siri il nome del film che stai cercando invece di ricordarlo da solo. E nel caso ti stia chiedendo se questo comportamento ti stia lentamente intaccando le capacità cognitive, tranquillo: l’AI ti risolverà anche questo problema, suggerendoti il miglior corso di memoria per “ritrovare la tua mente perduta”.

In effetti chi ha bisogno di ricordare date, fatti storici o dettagli insignificanti quando l’assistente vocale sa tutto? La buona vecchia capacità di fare due calcoli senza l’ausilio di una macchina è ormai un mito. Un ricordo da raccontare ai bambini come un’antica leggenda di tempi passati.

L’ironia del tutto però è che mentre ci sentiamo più intelligenti grazie all’intelligenza artificiale, la realtà potrebbe essere ben diversa. Se non siamo più in grado di fare una ricerca senza chiedere aiuto a Google, siamo davvero più evoluti? Ah, l’intelligenza artificiale! Quel magico genio uscito dalla lampada del nostro smartphone, pronto a esaudire ogni nostro desiderio… o forse a trasformarci in vegetali pensanti. Mentre alcuni la osannano come la salvezza dell’umanità, altri la vedono come l’inizio della fine, un cavallo di Troia che ci porterà dritti dritti all’estinzione.