Altrimenti, mi arrabbio. Firmato Bardi

E alla fine il governatore Bardi gliele ha cantate.
A chi? Questo non è dato sapere. Ha fatto il Mattarella che, ogni tanto, spara una cosa tanto ovvia quanto condivisibile, proprio per la sua ovvietà, che non colpisce nessuno, non cambia niente, ma affascina i commentatori.
C’è però una differenza. Mattarella ha un ruolo particolare, disegnato dalla Costituzione, che lo vede distante e diverso dal governo. Un ruolo cosiddetto di garanzia, esercitata quando lo prevede la legge, che viene svolto lontano dalla stanza dei bottoni.
Bardi è governo, invece. Gli assessori se li sceglie lui, le nomine le fa lui. Non è una figura superiore di garanzia cui potrebbe far pensare la sua presenza volatile e l’autorevolezza data dall’età. Quindi non può filosofeggiare sulla morale della politica e dei politici, deve solo attuarla.
Forse interpreta il suo ruolo con la leggerezza di una ideale teoria, come un padre costituente, che regola i principi ma rimane indifferente alle leggi e agli uomini che devono applicarli; diciamo forse come una entità spirituale immanente sul territorio, sebbene situata fisicamente altrove.
In altri termini sul suo capo, istituzionalmente parlando, pendono responsabilità politiche anche strettamente collegate all’operare dei suoi collaboratori, non ne rimane estraneo come un corpo che viaggia a un’altezza diversa e superiore. Cosa che invece può, appunto, fare Mattarella, sul quale non pendono responsabilità politiche di governo, comportamentali e non.
Nei casi in cui, invece, il Governatore avesse le mani legate, per esempio per trovate di semplici consiglieri o altre figure, che non sceglie lui, rimane responsabile politicamente di alleanze e di alleati che non rispettano il codice etico che lui pubblicamente sostiene. Insomma quell’etica comportamentale Bardi la deve pretendere dagli alleati, non può limitarsi a sermoni domenicali dei quali, sono sue parole, non ne ha bisogno nessuno. Quel buon esempio cui fa riferimento, lui lo deve imporre a tutta la compagine di governo e agli alleati, altrimenti ne rimane, anche lui, inesorabilmente responsabile. Infine, qualche nome o fatto, corrispondente a quella denunciata mancanza di etica, pur dovrebbe farlo, o no?
Fatti, non parole. Esempi, non slogan. Azioni, non promesse. Etica applicata e pretesa, e, solo dopo, professata dal pulpito. Chè, diamine, qua, nessuno è stupido.

1 commento su “Altrimenti, mi arrabbio. Firmato Bardi”

  1. Ma alla fine, quanto conosce la Basilicata il suo presidente? Dove ha vissuto gli ultimi quarant’anni?Sicuramente ne conosce il qualunquismo della classe politica e dei suoi colori. Che poi sembra un arcobaleno questo consiglio regionale, ma alla sua fine non c’è un pentolone d’oro come nelle favole, ma una tazza di preziosa porcellana.
    Tiriamo l’acqua.

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