Alla fine ringrazieremo pure

Quanto accaduto a Roma sabato scorso è diventato il preludio di una restrizione del diritto di manifestare. Troppo facile da interpretare, troppo difficile da contestare, giacché l’opinione pubblica sembra conformarsi al pensiero dei più, tutti novelli adepti del draghismo, e cioè l’applicazione pratica della tecnocrazia, magnificamente interpretata dall’odierno premier. Se c’è un sistema nuovo all’orizzonte è proprio quello tecnocratico, lontano dalle ideologie, tutte abbattute con spargimento ingente di idee, lontano dalle appartenenze, culturali, geografiche, religiose, autoproclamatosi l’unico in grado di guidare il mondo.

La politica che diventa carta straccia, la gente che se ne allontana rabbrividendo, e un pragmatismo autoritario che si impone. Tentativi ce ne erano già stati, ma erano falliti, vuoi per l’avvento di Berlusconi, vuoi perché i tempi, forse, non erano maturi. Poi la pandemia, che sia stata creata in laboratorio o mandata da Dio, ha fatto il resto.

Una attenta strategia del terrore sanitario, prima, non ravvisato negli altri paesi, e la ricerca spasmodica di altre paure nazionali, hanno seminato un terreno già reso fertile dalla inconsistenza della politica.

L’ultimo terrore è quello più antico, quello del fascismo, che, francamente, non fosse accompagnato dai cori della stampa e non fosse stato imposto quasi per decreto, come le aperture, da Draghi, farebbe solo sorridere.

E così la legittima manifestazione contro il green pass è diventata una esplosione di violenza fascista, da reprimere immediatamente. Quasi che piazza del Popolo fosse stata occupata da migliaia e migliaia di neo fascisti violenti, altra chicca che può far sorridere o scompisciare. Ma l’opinione pubblica ci casca, la paura di un ritorno ai moti di piazza sgomenta più della cancellazione dei diritti fondamentali, grazie a quelle corpose iniezioni di ignoranza propinate per decenni da un sistema scolastico e universitario volutamente allo sbando.

Un popolo, se ignorante, è  facilmente terrorizzabile e può arrivare a sopportare di tutto, pure la privazione della privacy. Anche la politica, ovviamente, ha seguito il corso specialistico di imbarbarimento culturale e oggi nulla oppone al sistema tecnocratico che l’ha rifilata in un angolo, dal quale stenta a uscire, non avendone i mezzi, prima culturali e poi caratteriali. Viziata da prebende esagerate, deresposabilizzata da tecnocrati che si occupano di tutto, oggi vegeta, incapace anche di discernere cosa c’è scritto in un decreto legge.

Quindi occorre che il popolo obbedisca e non manifesti più disagio o protesta. Avremo gli eserciti in piazza, infiltrati fra i manifestanti e chi si azzardasse a insistere sarà bastonato e incarcerato. Io non so se la destra estrema si sia prestata al gioco, ci sia cascata ingenuamente o se la sia andata a cercare; non ho i mezzi per capire o sapere, ma la cronologia degli episodi, inchieste, stampa, prima del voto e la violenza della manifestazione, il giorno dopo, è facilmente leggibile. Passerà inosservato il decreto spazza-privacy che costituisce, per il metodo, oltre che per il merito, una mazzata alla democrazia e alla civiltà, passeranno inosservate tante cose importanti e ci saranno occhi e orecchie solo per quattro fascistelli.

D’accordo salvatela l’Italia, espropriandole ogni sacrosanto diritto, fate il funerale alla politica e noi proni, con un minimo di pazienza da parte vostra, arriveremo pure a ringraziare.

1 commento su “Alla fine ringrazieremo pure”

  1. Ricordo un libro intitolato “Shock Economy” di Naomi Kleindove era spiegato il meccanismo utilizzato per destabilizzare e poi far accettare i “cambiamenti” sfavorevoli per i deboli e molto vantaggiosi per i grandi della Finanza.

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