di Caterina Iannelli
C’è chi sogna di vincere alla lotteria, chi di incontrare l’amore vero e poi ci sono loro: i concorsisti, creature mitologiche metà studenti, metà impiegati pubblici nel cuore. Che si nutrono di caffè, codici e illusioni. Vivono in un limbo fatto di articoli di legge e schede a risposta multipla. Si riconoscono dal portamento: spalle curve su un manuale Simone, occhiaie formato ministeriale e una luce negli occhi che alterna speranza e rassegnazione.
Ogni mattina il concorsista si sveglia e sa che dovrà correre più veloce dell’ansia.
Ogni sera si addormenta sognando il tempo indeterminato, non quello meteorologico ma quello che cambia la vita: il contratto.
I più audaci si spingono fino ai quiz online, dove domande assurde come: “quale articolo della legge 241/1990 regola il preavviso di rigetto?” diventano prove di sopravvivenza.
Tra forum, gruppi Telegram e video su YouTube il concorsista non è mai solo: c’è sempre qualcuno che dice di sapere la data del bando, un altro che ha un amico dentro al ministero e la leggenda vivente che sostiene di aver superato tutti i concorsi degli ultimi dieci anni, ma non essersi mai presentato all’orale.
Dietro ogni concorsista c’è una storia di sacrificio, speranza e un pizzico di follia. C’è chi studia mentre allatta, chi ripete mentre cucina, chi si porta i quiz anche al mare.
E quando arriva il giorno del concorso si presenta armato di penna nera, documento e rosario nascosto nel trolley. Pronto a sfidare il destino a colpi di crocette e Padre Nostro.
Alla fine, vinca o perda, il concorsista sa che tornerà presto a studiare per il prossimo. Perché il posto fisso è sì un sogno, ma la vita da concorsista è una devozione.
Un misto di tenacia, autoironia e fede nel miracolo amministrativo. E in fondo, in un Paese dove tutto cambia tranne i bandi in ritardo, il concorsista è l’unico vero eterno lavoratore senza contratto.


