Velocipedismo in terra lucana: una tradizione storica

Sembra un paradosso che nella California lucana dove l’oro nero sta illudendo migliaia di cittadini foraggiando risorse finanziarie attraverso specchietti per le allodole: manifestazioni sportive, miraggi ambientalisti e similari attrazioni turistiche, parossistiche identità territoriali e di pari passo l’altro oro blu, l’acqua, stia subendo un identico percorso fallimentare.

La Basilicata diventa la patria del velocipedismo, un territorio che solo in sella a una bici rivela le sue enormi potenzialità. Una regione ricca di strutture che incentivano i numerosi e sempre più frequenti raduni di mountain bike. Basta dare un’occhiata nella rete per rendersene conto, dove spopolano itinerari, percorsi ad anelli che nella realtà il più delle volte non trovano riscontro. Un paradiso di ciclovie che diventeranno al più presto internazionali. Bisogna però riconoscere che dietro tutto questo, in una regione in cui la rete stradale più datata sembra essere ancora l’unica percorribile e la più adatta per andare in bici!

Assistiamo a un’epopea cicloturistica che ci fa venire in mente di rimando la narrativa che Emilio Salgari compie nell’opera: “Al Polo Australe in velocipede” del 1895 inaugurando il filone dei resoconti di viaggi in bicicletta cui va aggiunto l’altro scrittore Luigi Vittorio Bertarelli con il suo “Calabria e Basilicata: cinque giorni di escursioni ciclistiche” pubblicato nella Biblioteca del giornale “La Bicicletta” a Milano nel 1897.  Una lettura tra il reale e l’immaginario che trova riscontro e la sua piena

attualità qualora si voglia guardare con occhio attento quel che succede oggi nella nostra meravigliosa regione.

Gli specchietti per le allodole saranno sempre di moda, allora meditate, pedalate, girovagate col pensiero, tanto non c’è nulla di nuovo sotto il cielo! 

Michele Vista
Michele Vista
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