Una sfida epocale

Quanto sono belli i politici. Ricordo che il Sindaco Santarsiero ogni scoreggia amministrativa la definiva epocale. Sulla stessa falsariga il ministro Speranza usa il termine sfida, ogni volta che si limita a governare. Una sfida evoca un atto ardimentoso, un corpo a corpo con un drago, un duello, per una donna o per un’offesa, la scalata di un ottomila. Certo, per un pivello diventa sfida qualunque cosa, tipo per il ciclista della domenica andare a Pignola è come scalare il Pordoi, ma, appunto, si parla di ciclista della domenica, di un pivello, che, vivaddio, un Sindaco o un ministro non dovrebbero essere.

Cionondimeno usa evocare atti eroici per lo svolgimento dell’ordinario, talchè i nostri, ma i politici in genere, devono essere, come i ciclisti della domenica, dei pivelli dell’amministrazione.

È l’onda lunga dell’autocompiacimento, dell’autocelebrazione, dell’atto notorio senza responsabilità di dire il vero. Un ciurlare nel manico pedante e quotidiano.

Vero è che, come per i ciclisti della domenica, tutto rimane relativo. Quindi, evidentemente, i politici pensano di stare lì solo a svernare e quando fanno un atto di governo, sentono di aver affrontato e vinto Annibale e i suoi elefanti.

Ma il cipiglio col quale Santarsiero parlava di atti epocali e Speranza di sfide da affrontare, è tale che più di qualcuno può sentirsi indotto a gonfiare il petto di potentino o italiano e guardare il mondo col coraggio dei temerari.

Ho citato personaggi vicini a noi, ma il concetto è estensibile in famiglia, intendo la famiglia della politica. Infatti anche quel drago di Draghi ogni tanto se ne esce con una nuova sfida che affronteremo da Stato maturo e civile, come per esempio vaccinare anche le pietre o ridurre il prezzo della benzina, lievitato illecitamente, Cingolani dixit, dimezzando un’accisa che durava dalle guerre puniche.

Che, poi, relativamente alle accise, sarebbe davvero da verificare se davvero, ancora, sono destinate a quello per le quali furono istituite. Perché diversamente, per esempio se in Belice non arriva più un euro, si perpetrerebbe uno storno di fondi assolutamente non autorizzato, con tutto quello che ne consegue. Uno storno “epocale”, potremmo dire, tale da imporci una “sfida” per valutare seriamente se si tratti di un furto, di un’appropriazione indebita, di uno scippo o di una cresta fanciullesca sulla spesa della mamma.

Suvvia, si scherza, anche perché in guerra meglio andarci spensieratamente, chè, sennò, sono cazzi, direbbe un amante del linguaggio ricercato.

Io, che non ho fatto il militare a causa del terremoto, mannaggione, verrò adibito al rancio della truppa o a rifare i letti e quindi la mia guerra non sarà affatto eroica e non verrà ricordata, né potrò raccontarla ai nipoti, se non per provocare la loro ilarità.

Appartengo a una classe disgraziata, insomma, che ha vissuto a pieno la corruzione, la crisi economica, non avendo neanche potuto godere del boom, perché troppo piccolo, ma, almeno, gratificato da atti politici epocali e sfide a salve. Quando si dice il culo!

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Luciano Petrullo
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One comment

  1. Misurare se stessi è quasi una vocazione ormai, piu semplice conoscere quello importante. Ma porta il vantaggio, dopo il dolore e la fatica, di poter serenamente escludere le misure contraffatte ,che pochi altri ti attribuiranno.

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