Una necessaria risposta

A una psicologa che credendo di vestire l’abito di storico si permette di offendere un’intera comunità e la città di Potenza occorre rispondere alla stessa maniera con cui il prete potentino Emilio Maffei, liberale ed acceso antiborbonico già dalla prima ora, che lo storico Tommaso Russo definisce “un prete riscaldato e poco conosciuto” rispose l’11 ottobre 1874 ai versi pubblicati su di un giornale subalpino nello stesso anno a cura di alcuni ufficiali piemontesi, con il preciso scopo di canzonare e irridere la città di Potenza, usando un linguaggio della stessa risma di quello a cui ricorre Ornella Mariani. Se attualizziamo il componimento poetico del nostro Emilio Maffei e facciamo le debite modifiche geografiche, visto il rigurgito nordico e razzista di chi pur avendo avuto i natali nella città eterna soffre e va considerato alla stessa stregua dei subalpini, poiché si pasce come tanti nelle sue ricerche storiche dei fondi che il parlamento europeo, o meglio subalpino, elargisce a piene mani anche per la storia del meridione a cui tutti attingono e non si capisce ancora nulla del ritorno culturale, dei progressi e dei vantaggi che tali studi sono in grado di produrre!
Ci sembra pertanto opportuno ma in particolare necessario, attenendosi alla massima cartesiana che “ad una domanda trascendentale occorra rispondere in modo altrettanto trascendentale”, riappropriarci delle rime del nostro illustre concittadino trascrivendo in toto il suo componimento poetico!

Un pazzo ditirambo e ubbriaco
dal rimpinzato stomaco eruttava
un rospo vil dal cavurresco laco,
ei di merdosa e lussuriosa bava
tanta la bocca sporcamente empiva,
che il vero porco subalpin mostrava.
Nato e cresciuto della Dora in riva,
al truogolo pasciuto di polenta,
sazio dei nostri polli e manzi arriva
ad insultar con voce virulenta
questa terra, che, stolta ergeva il grido
che chiamò le locuste ond’or si vanta.
Questa famosa arpia, che il sozzo nido
del Cenisio lasciava nel forame,
fattasi cigno, insozza il nostro lido.
E noi con verità senza velame
diciam, che siamo sì di merda lerci
perché i ciacchi lasciar merda e letame
voi spogliatori e protettor di cherchi
voi calzolai, pezzenti computisti
gridate: agli occhi loschi, e siete guerci.
I vostri gusti son sì guasti e tristi

ch’anco fottendo pur fiutate merda,
babiloni, impotenti, quietisti.
E’ ver noi calpestiamo e piscio e merda,
ma voi per una misera chiavata
volete sotto il naso e piscio e merda.
Dispiace a noi la scurrule scappata,
ma voi, scorretti e ingrati piemontesi,
l’avete dai coglioni provocata.
Hanno il lor brutto e il buon tutt’i paesi,
e voi veniste qui, porci puliti,
ad ostentarvi principi e marchesi.
Noi vi ricordiam tutti allibiti

per fame e freddo, miseri, cenciosi,
dopo un mese paffuti e ben vestiti.
Voi buoni a nulla, ciuchi presuntuosi,
macchine, modulisti, paltonieri,
freddi egoisti e pretendenti esosi.
Questa è la vostra merda, e l’Alighieri
Voi contemplò nell’alte sue pitture,
e vi chiamò con termini più veri
“Ruffian baratti e simili lordure”

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