Un ragionamento terra terra

A volte si sente il bisogno di una riflessione come suol dirsi terra terra. Riconcilia col buon senso, che, il più delle volte, viene ridicolizzato dalle elucubrazioni, specie se giuridiche. Penso alla bocciatura del referendum sull’eutanasia. Ora non c’è dubbio che la Corte abbia raffinatamente ragionato, che abbia approfondito articoli, principi, dedotto logicamente, articolato, elucubrato e disquisito, certo, sì, ma rimane che se vuoi buttarti da un ponte lo puoi fare tranquillamente, mentre se stai immobile su un lettino e lo desideri ardentemente, di finire di soffrire, non puoi disporre della tua volontà che, in ragione di chissà cosa, viene sostituita da quella di altri, né delegati a tanto, né capaci di interpretare al meglio il tuo sentimento. Col risultato che, sebbene tu non ce la faccia più, devi continuare a soffrire.

A margine le considerazioni di risulta, i principi etici, l’idea della vita e le convinzioni religiose, uno Stato laico, come è l’Italia, dovrebbe consentire che ognuno possa disporre della sua vita, specie se ridotto in condizioni insopportabili. Se anche si volesse immaginare che questa sia una deriva egoistica, che si basa su un individualismo sfrenato, un tanto nulla toglie al merito del problema.

Un trattamento terapeutico che tenga in vita un individuo può facilmente trasformarsi in un’autentica tortura, per chi lo subisce: devi soffrire, e la tua sofferenza deve continuare fino a quando il tuo fisico reggerà. Quindi, non fino a quando la natura ti dà forza, ma fino a quando la scienza riesce nel miracolo fasullo. La natura, già violentata dalle conquiste scientifiche, subisce un altro duro colpo, con sovvertimento dell’ordine naturale che mi vedeva morto, in un ordine che mi vede sofferente o incapace di intendere e di volere, ma vivo. Neanche servisse a qualcosa, se non, appunto, a torturarti.

Quindi, e questa rimane una precauzione, chi decidesse di non sottoporsi a trattamenti terapeutici che lo mantenessero forzosamente in vita, deve pensarci un attimo prima di diventare incapace di provvedere di persona, deve quindi prevedere il futuro, giacchè non può neanche deciderlo prima per il dopo, delegando l’esecuzione materiale ad altri.

Sì, un discorso terra terra, da bar, o biliardo, a margine di una “bazzica”, o da passeggiata al tramonto, come alla fin fine sempre si finisce di fare, o come fanno i filosofi seri, le cui elucubrazioni sono sempre, alla fine, più semplici di quelle che sembrano. Ma, del resto, se non si può neanche decidere se vaccinarsi o meno, pena perdita di stipendio e quindi perdita dell’essenziale per campare, figuriamoci se si può decidere di morire. Ci penserà lo Stato, anche a questo, per farci vivere senza pensieri, of course.

Dal bar dello sport, fra una birra, una discussione sull’ultimo rigore della Juventus e un apprezzamento scurrile, sessista, rozzo, come usava una volta, prima che arrivasse il progresso, la civiltà e il politicamente corretto.

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Luciano Petrullo
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