Un libro sul comodino. “Delitto Neruda”

Cile, 1973. Pablo Neruda muore dodici giorni dopo il colpo di stato ordinato dal comandante in capo dell’esercito, Augusto Pinochet. Il poeta, amato in tutto il mondo, è un nemico del regime. La sua militanza politica, il suo impegno civile. Le poesie: la sua lotta. Delitto Neruda: una morte naturale?

Graciela Álvarez si ferma dalla fioraia posizionata all’ingresso. Chiede dei garofani rossi «per il poeta Pablo Neruda che è appena morto». Una volta confezionati, l’avvocato si appresta a pagare. La venditrice lo blocca: «No, non li paghi, li regalo io, un’umile fioraia al poeta morto». Un garofano di questi viene poi posato da Matilde sul petto del marito. Da “Delitto Neruda”.


Roberto Ippolito, l’autore del romanzo-inchiesta, afferra il filo di una storia che ha segnato i destini delle generazioni cilene, seguendo le tracce di un uomo: Pablo Neruda. Quante sono le donne e gli uomini che durante i giorni del Golpe sono morti, scomparsi, rapiti, torturati? Quanti sono ritornati a casa, quanti scappati dal proprio Paese. E quanti altri non possono farlo sapere perché non c’è nessuno che rivendichi la loro memoria. Pablo Neruda è uno di loro. Intorno alla sua morte continuano ad accadere episodi che lasciano segni evidenti.
«Le conversazioni, i passi nei luoghi, le ricerche per realizzare “Delitto Neruda” sono avvenute con il massimo anonimato possibile. Soltanto tre o quattro persone sapevano su cosa stavo lavorando. Dato il tema, la segretezza era certamente fondamentale, e anche al di là della necessità, questo mi faceva sentire più libero. Del resto, era indispensabile muovermi in tutte le direzioni, per non lasciare nulla di intentato e per tentare di raccogliere il maggior numero di elementi. Così ancora adesso, a libro uscito, faccio fatica a parlare dei giorni della gestazione, in particolare dei luoghi visitati. In fondo, per me, parla il libro, no? Quello che ho potuto raccogliere. Posso dire che un giorno dopo l’altro, mi imbattevo nella straordinaria vitalità di Pablo Neruda, poeta dell’amore ma anche dell’impegno civile, e, appunto, poeta della vita. Familiarizzavo con Neruda che diceva di avere la coscienza tranquilla e l’intelligenza irrequieta, ma con un angoscioso contrasto: parallelamente, lavorando, mi rendevo conto che la sua morte… no, non poteva essere naturale, come dichiarato dal certificato medico, che era evidentemente falso. E mi imbattevo in tante, tante altre morti violente, atroci, e nelle torture praticate con il Golpe di Pinochet. Su tutte, una coincidenza fa rabbrividire: la fine di Neruda avviene nella camera 406 della Clínica Santa María; nella camera accanto, la 402, verrà ucciso l’ex presidente Frei Montalva».
I giorni del colpo di stato sono terribili, Neruda nella sua casa di Isla Negra lotta contro le sue condizioni di salute che, a causa del cancro, vanno peggiorando. La morte di Salvador Allende, suo amico fraterno, e poi di Víctor Jara, esponente della Nueva canción chilena, barbaramente ucciso dalle torture, lo fanno sprofondare nell’angoscia. Ingrid Córdova Bustos, poetessa e docente universitaria, dal Cile racconta quelle ore: «Per me fu come addormentarmi in un Paese e svegliarmi, il giorno successivo, in uno diverso. Addormentarmi in un Paese in cui c’erano problemi, ma con l’obiettivo di andare avanti e risolverli, e svegliarmi in un Paese in cui tutto era cambiato, dove c’erano i militari per strada, dove non c’era riposo. Fu un momento di angoscia sia individuale sia collettiva. Utilizzo sempre una metafora: fu come essersi addormentati in un pianeta ed essersi svegliati in un altro luogo. Questa fu la sensazione che durò per decenni, per l’impatto profondo che ebbe a livello personale e sociale».

Pablo Neruda e il Golpe

Un impatto sociale profondo che, oggi, dopo quarantasette anni, fa sentire i suoi effetti brutali nelle vite di intere generazioni. Pablo Neruda morirà nella clinica privata in cui viene portato per alcune complicazioni. La sua morte è avvolta da una rete misteriosa, intricata e colma di ambiguità e rallentamenti. L’ambasciatore messicano a Santiago, Gonzalo Martínez Corbalá, gli prepara un volo per il Messico, per metterlo in salvo dal regime, ma proprio quando le sue condizioni migliorano per poter partire il giorno successivo, il pomeriggio prima, entrerà qualcuno nella sua stanza che gli somministrerà un veleno, mortale per il poeta militante. La riesumazione, le indagini, il botulino. I campioni scomparsi e poi ritrovati… «L’inchiesta giudiziaria aperta da Mario Carroza, dal magistrato Mario Carroza, ha subito dei rallentamenti pesantissimi, una vera e propria frenata negli ultimi anni. Sostanzialmente, i motivi principali sono due: il ritardo degli esami scientifici, a causa del mancato saldo di quanto dovuto dal governo cileno ai laboratori internazionali del Canada e della Danimarca – i loro esami sono fondamentali. Secondo motivo: la scomparsa degli stessi campioni da analizzare che sono stati ritrovati dopo tante richieste a vuoto soltanto grazie al fatto che il magistrato ha compiuto una perquisizione nel Servizio medico legale. Tutto questo ci dice che i nostalgici e i negazionisti sono in azione; c’è chi tenta di impedire la chiusura dell’indagine. Questo è un dato, direi, ormai assodato. Ma la verità giudiziaria dovrà esserci. Io lo so che mi assumo la responsabilità di aver pubblicato un libro intitolato “Delitto Neruda”. Ora si attende la verità giudiziaria, i fatti ci sono, e ci sono tutti». Oggi, il Cile è in strada per contrastare le misure neoliberiste del governo Piñera. Pablo Neruda, in una delle sue ultime parole d’amore per la propria terra, dirà: «La vita, la lotta, la poesia, continueranno a vivere quando io sarò soltanto un piccolo ricordo nel luminoso cammino del Cile». Cosa rappresenta il grande poeta per i cileni? Ingrid Córdova Bustos risponde: «Pablo Neruda è per i cileni un simbolo intellettuale e politico, senza dubbio è considerato uno dei maggiori scrittori in lingua castigliana in tutto il mondo. Allo stesso tempo, un pilastro fondamentale della letteratura nazionale. È una delle più grandi figure della poesia e del mondo intellettuale in Cile. Oggi è anche una figura di tensione, visti gli ultimi episodi in America Latina e nel mio paese, in cui i movimenti femministi hanno mosso una critica non tanto per i suoi scritti, ma per alcuni fatti della sua vita privata. Di conseguenza, si valuta Pablo Neruda su due piani: da un lato, si continua a considerarlo uno dei maggiori esponenti della poesia in Cile e in tutto il mondo, dall’altro viene accusato per le mancanze che ha avuto, in diverse circostanze, in tema di diritti delle donne. Per quanto mi riguarda, io come poetessa non posso non riconoscere il suo contributo, il suo enorme contributo ai testi ispanoamericani, però vivo anche la tensione per la contestazione di alcune caratteristiche del maschilismo. Tuttavia non possiamo negare ciò che è stato e sarà per il Cile, per l’America Latina e per il mondo questo grande poeta». Roberto Ippolito, nella sua inchiesta, lascia trasparire un barlume di speranza. La verità giudiziaria che definirà la causa della morte di Pablo Neruda è vicina, nonostante gli ostacoli e l’oscurantismo che la politica compie perché non vengano tirati fuori altri gravi crimini del regime di Pinochet.

Pablo Neruda
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