“Tromba di c… sanità di corpo” o metabolismo letterario?

di asterisco

Per restare in tema di fondamentalismo pantagruelico nella completa devozione a una gastrolatria che il nostro narratore si compiace nel dilatare attraverso un’elencazione spropositata di cibi d’origine vegetale e animale, in un panegirico dell’èpa tra i sapori e gli odori, o per essere più espliciti tra gli umori e i miasmi di un’umanità ben individuabile, anche a causa delle sempre più frequenti e durature sospensioni idriche, per l’emergente siccità, viene in mente il Dialogo facetissimo et ridiculosissimo o Menego di Angelo Beolco detto il Ruzante.

Nel voler ironizzare, a causa della tremenda carestia del 1528, sulla fame e la disperazione di due contadini che vagavano alla ricerca del cibo nella pianura tra le foci dell’Adige e del Po ci racconta che poiché il pane sembrava fosse “scappato” come “le passere dal falco” e i poveri contadini erano costretti a mangiare di tutto, come e peggio dei porci. Menego, uno dei due contadini, si chiedeva come sarebbe stato possibile ridurre i morsi della fame e Duozo, l’altro contadino, suggerì di smettere di mangiare le rape che gli avevano slargato le budella e di provare le “sorbole”, che le restringerebbero. Menego, però, ebbe un’idea geniale: “Ma sapete cosa ho pensato, compare? Che se, una volta mangiato, si tappasse il buco di sotto, il mangiare non potrebbe uscir fuori e le budelle resterebbero piene, e così non verrebbe più tanta fame”.     

È necessario però fare i conti con le leggi del metabolismo, non solo letterario, e allora se così: “Si curavano le digestioni lente o quelle eruttanti, le scorregge e le grandi “pippiate” gli indugi all’ombra dei noci, nelle canicole e negli intermezzi delle mietiture e dei lavori di stagioni” (sic), ben venga un qualche intermezzo sonoro!

radionoff
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