Sicurezza: deterrenza o deficienza?

di asterisco

Nel nostro Bel Paese sembra siano la stessa cosa. Non è dato vedere, consuetudine storica da noi, l’assunzione di responsabilità. La soluzione a cui prima o poi si giunge, rispecchia con fedeltà la regola giuridica dell’antica Roma: “Promoveatur ut removeatur”, condita in varie salse, a seconda del vento politico che aleggia.

Si continua con sfacciata ipocrisia a giocare sulle parole, laddove le immagini (nuova arma impropria incontrovertibile) scorrono implacabili. Non serve, arrampicandosi sugli specchi, tentare di guadagnarsi la fiducia del cittadino in tema di sicurezza. Le parole del capo dello Stato, mai come in tale circostanza, dovrebbero stimolare la coscienza civica di ognuno di noi, andando oltre il colore politico che legittimamente dovrebbe essere il sale della democrazia, in un Paese che si professa democratico e voglia avere fiducia nelle istituzioni.

Il solito temporeggiare in siffatte circostanze è controproducente, rafforzando i dubbi sulle effettive capacità di chi è preposto a tali obblighi pur avendone la legittimità costituzionale che non ammette deroghe. Chi ha sbagliato paghi e subito, non si adoperi il linguaggio burocratico per mascherare l’inefficienza nella tutela dell’ordine pubblico, mai come in tali casi è d’obbligo il rispetto della catena gerarchica di comando, si rischia altrimenti proprio quel che il termine fallimento esprime nella sua sconvolgente realtà!   

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