Scuola medica salernitana: orgoglio storico del Sud

Lo sfaldamento dell’impero romano determinò anche l’impietoso decadimento di tutta quella cultura che era nata dalla convivenza del mondo greco con quello latino. Ma alla fine arrivarono le invasioni barbariche che espressamente miravano al disconoscimento e negazione del sapere di ogni popolo da essi sottomessi. Di salvare il “sapere umano” e quindi i testi che lo comprovavano, se ne incaricarono principalmente i monaci trasferendoli nei loro  monasteri diventando, man mano, gli unici veri centri di cultura. Alla salvezza di questi testi contribuì molto il senatore romano Flavio Magno Aurelio Cassiodoro che, intorno al 500, ritornò nel paese natio: Squillace in Calabria dove sentendosi più sicuro per la sua incolumità, fondò il monastero di Vivarium in cui trasferì tutta la sua immensa biblioteca compresi i duecentotrentuno codici scritti da Ippocrate, Galeano, Dioscoride, Celso e Aureliano. Ma ancor più contribuì San Benedetto quando scrisse la Regula Monacorum dove, indicando le regole fondamentali dei monaci: la preghiera, il lavoro e l’assistenza agli infermi, ordinando che, in ogni monastero ci fosse un medico. In questo modo i monaci erano motivati alla ricerca di trattati di medicina e i più colti si facevano carico di trasferire ai giovani confratelli le proprie conoscenze. Le infermerie dei monasteri divennero veri e propri studi medici (oggi li definiremmo presidi sanitari). Tra il VII e VIII secolo la città di Salerno era diventata  un importante centro commerciale ma anche il più importante e popolato territorio di monaci benedettini che tanto si dedicavano allo studio. Intanto, vari concili impongono ai monaci una infinità di divieti tanto da indurre questi, per assolvere al loro ministero, di formare medici laici che subito presero a occuparsi di tutte quelle scienze utili alla medicina intensificando sempre più la sperimentazione. Quando nel 985,  il vescovo Adalberto II di Verdun (Ivrea), per curarsi dei mali che lo affliggevano, si trasferì in Salerno, che allora era una rinomata città, non solo  per la sua importante posizione geografica ma soprattutto per la sua Scuola Medica Salernitana non solo la città fu ulteriormente rivalutata ma anche la sua scuole. Basti pensare che nel IX secolo, nel Sigillo di Salerno, si trova inciso il motto “Civitas Hippocratica” a testimonianza di quanto questa città fosse diventata famosa in tutta l’Europa. Le pratiche empiriche ormai si affidano alla ricerca scientifica e insieme si irradiano in tutto il Mediterraneo tanto che, le esperienze unite alle cognizioni inducono, l’arcivescovo di Salerno, Alfano I fa sì che si incrementino gli studi in tutti i settori possibili. La Scuola Medica Salernitana vive il suo massimo splendore tanto da poter suddividere i suoi successi in tre fasi. Il primo successo lo vive dalle sue origini fino all’epoca del monaco Costantino Africano, originario di Cartagine che, traduceva in latino i testi greci e arabi. Di estrema importanza fu la traduzione che egli fece, dall’arabo in latino dell’«Arte Medica» di Galeno. Il secondo momento, che tutti definiranno “aureo”, la Scuola Medica l’ha vissuto tra l’XI e il XIII secolo e precisamente quando nel 1190 dimorò in Salerno Riccardo Cuor di Leone per curare le gravi ferite riportare durante la battaglia di San Giovanni d’Agri. Guarito dai medici della famosa Scuole egli richiese a questi di scrivergli le regole sanitarie da portare nel suo Paese. Di questo periodo vanno inoltre ricordati Benvenuto Grafeo e Ruggero di Fugardo, autore quest’ultimo del famoso trattato «Chirurgia» in cui per la chirurgia, consiglia l’uso del filo di seta e l’uso di alghe ed erbe come anestetici che scrisse nel XII secolo. L’opera che però più di tutti contribuì a fare grande la Scuola fu «Regimen Sanitatis Salerni» scritta ne XIII secolo che consisteva in una raccolta di versi leonini successivamente arricchita prima con 364 versi e poi di 3.543 versi.  Quest’opera è stata considerata come il primo manuale di medicina pratica. Il terzo momento di eccellenza la Scuola l’ha vissuta fino al 29 novembre del 1811 quando Goacchino Murat ne ordinò la soppressione e di dare alla città di Napoli i diritti di Università. La Scuola Medica Salernitana vanta anche un altro primato che è quello di aver avuto tra le sue più insigne figure Trotula, la prima donna medico, ostetrica, specialista delle malattie femminili che fu la più alta testimonianza di quanto la Scuola fosse aperta anche alle donne.

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