Un libro da leggere. “Verso una nuova specie” di Mariano Loiacono. Lo psichiatra, nel video, inoltre, non risparmia critiche ai centri di salute mentale, ai colleghi, agli psicologi e agli operatori. E trova anche tempo per affrontare il tema della pandemia da Covid-19

Disagio diffuso, salute e comunità globale.

È un saggio che, con rigore di analisi e piacevolezza espositiva, intende portare il lettore nel cuore dei problemi strutturali nei quali il viaggio della vita si è incagliato e che riguardano proprio come è organizzata da sempre la “nostra specie” e quali sono le caratteristiche specifiche di vita a cui si è affidata. L’esposizione del disagio giovanile e del disagio diffuso degli ultimi lustri oorta a interrogarci su di noi sulla specie a cui apparteniamo, sui limiti di vita piena che esprimiamo e sulla inadeguatezza che da tempo manifestiamo in maniera sempre meno oppiabile e imbellettabile da qualsiasi cataratta culturale vogliamo o riusciamo a concepire. Il dott. Mariano Loiacono psichiatra, psicoterapeuta ed epistemologo globale è fondatore, allora solista ed ora polifono, del “Metodo alla salute”’ che da più di 50 anni contrasta il disagio (a)sintomatico, in ogni sua declinazione perché rispettoso delle tante “vite” e opportunità che i sintomi – specie se esistenziali – presentano e rappresentano all’interno di una società – la nostra – che ha perso il senso stesso della vita… e fatica a trovarne di nuovi. Loiacono è Presidente della Fondazione Nuova Specie Onlus con sede a Troia, in provincia di Foggia. Il Dott. Mariano Loiacono, Presidente della Fondazione Nuova Specie Onlus ed Esistenziologo Globale tocca i diversi aspetti del punto di vista globale promosso dalla Fondazione e la metodologia innovativa per il trattamento del Disagio Diffuso (incluse le cosiddette psicosi). Chiunque fosse interessato ad approfondire le tematiche emerse dall’intervista o volesse confrontarsi con Mariano Loiacono può contattarci all’indirizzo email info@fondazionenuovaspecie.org. Inoltre è possibile visitare ilo sito http://www.nuovaspecie.com/it/

“Verso una nuova specie”

Come le opere di Michelangelo, l’uomo è un “prigione”, un essere a metà solo in parte uscito dal marmo. Anziché parure da intero (vita), egli parte infatti da fenomeni vivi parziali e contingenti. Egli, infatti: è ancora informe e a metà per quel che attiene l’albero della vita; è ancora informe e a meta per quel che riguarda la convivenza con le varie diversità all’interno della propria specie; è ancora informe e a metà per quel che riguarda la trasmissione delle competenze e della memoria storica. Egli resta ancora un brutto anatroccolo che dovrà  necessariamente  cambiare  se vorrà trasformarsi in  cigno. Fino a questo momento. la prospettiva utilizzata per dare senso al mondo è stata quella maschile. L’uomo, infatti, ha imposto coattivamente un ordine e tenacemente combattuto e cestinato tutto ciò che da esso fuoriusciva. La conoscenza che Impone Flatlandia è una conoscenza virile, pur se piatta, a due sole dimensioni. Ebbene, questo “virus mascollna” è ormai al capolinea, poiché non è più in grado di arginare il disagio diffuso. Onde approdare a una “Nuova Specie”, bisogna partire dal femminile. Ma, affinché si formi questa Nuova Specie, è prima necessario abbandonare il nostro narcisismo di “uomini conoscitori” e dominatori, e sentirci nudi. L’operazione, per quanto difficile, non è impossibile, se si pensa che tanti narcisismi che sembravano eterni sono invece crollati. Li citiamo, succintamente: quello cosmologico (tolemaico); quello evoluzionistico (darwniniano); • quello  di classe (con l’avvento  della borghesia); quello della razionalità (con la nvoluzione freudiana); quello maschile (con l’entrata in scena delle donne e dei movimenti femminili) . L’unico narcisismo che resta ancora in piedi è quello di specie, ma anch’esso crollerà, sotto I colpi del “femminile di nuova specie”. Il femminile deve divenire dominante, perché è l’unica modalità in grado di gestire questa fase di transizione. Esso deve produrre nuove gravidanze, profonde e globali, in piena sintonia con il viaggio che la vita ha fatto in miliardi di anni. Le donne (tutti gli individui) devono mettersi in gestazione paziente e tenace perché dovranno partorire la Nuova Specie, anche se lo zigote presenta difficoltà di Impianto e corre Il rischio di aborto. È tempo  che  venga  alla vita  un nuovo  essere  che,  in quanto  Nuova  Specie,  sappia incarnare quattro virtù necessarie.

Prima virtù: l’intero

In rlspos.ta a una vitaa fatta a pezzi, la Nuova Specie sarà composta da un intero vivo, un tutto non disgiungibile in parti. Bisogna superare gli opposti  e le contraddizioni, ripartendo dall’arché , dal principio, da ciò che viene prima di ogni differenza e distinzione (la vita). Per essere un intero la nuova entità dovrà essere: autorereferenziale, vale a dire che dovrà possedere in se stesso i meccanismi che provvedono alla sua evoluzione. dovrà fare continuamente a sé,senza dipendere in alcun modo dall’esterno; complessa, cioé “intrecciato insieme”.  L’intero.infatti, comprende dentro di sé ogni parte e specificità; trascendente cioé che va continuamente al di là, che è sempre in viaggio. costantemen te protesa a mettere inseme i pezzi in vista dell’unità-armonia.

Seconda virtù: uguali nella diversità

Se si parte dall’intero, si opposti e si mettono al bando tutte le I.De.A. che postulano diversità, differenza. Si può sempre aderire a una qualsiasi I.De.A., senza per questa farne la sola ragione di vita. Ogni adesione a un’I.De.A., infatti, è solo una possibilità per far crescere l’intero. È un viaggio che la vita fa abbandonando l’immanenza, per tornare poi a rimettersi in viaggio, ridiventando trascendente. Chiunque voglia aderire all’intero di Nuova Specie deve abbandonare l’involucro in cui vive come persona immanente e sostenere l’adorazione del proprio “dio”, ritornare trascendente, scendere dal propno monte, camminare sulle proprie I.De.A. e riprendere il viaggio dell’intero. Il mondo-villaggio offre questa straordinaria possibilità: navigare all’interno delle diversità culturali riconoscendo ognuna come specificità. Allo stato attuale, infatti, tutte le culture sono omologhe (cioè raccolte insieme e messe sullo stesso piano) e nessuna di esse può più diventare monocultura e regnare indisturbata schiacciando le altre. Dobbiamo allora credere che l’epoca che stiamo vivendo sia kairòs (tempo favorevole) per una prospettiva interculturale “catastrofica”. È necessario, allora, l’incontro e la penetrazione profonda tra “uguali portatori di diversità”, come lo sono i cromosomi che recano in sé una variante diversa (materna o paterna) per un medesimo carattere genico. Ogni cultura, pertanto dovrebbe portare in dote i propri me.me. e, tramite uno scambio interpenetrazione con altre culture-etnie, dar forma a un nuovo codice “memico” e attivare uno “zigote” di nuova  specie. Se l’economia capitalistico-finanziaria è la bestia che si oppone a questo progetto, poiché vuole imporre al pianeta un linguaggio unico e un codice unico, il suo, essa deve evenire a patti con la bella (il riferimento è all’altra famosa fiaba di Perrault) che è in ognuno dì noi, l’opposto della bestia che tuttavia, incontrandosi con essa, può svelare le sue vere sembianze: quelle del magnifico principe. Insomma, per rimanere nel a metafora, la Bestia (l’economia capitalistica) sa, grazie al disagio diffuso, che se vuole diventare principe deve convivere con Bella (i vami me.me e le tante diversità. Solo convivendo e non respingendosi, Bella e Bestia possono modificarsi gradualmente e reciprocamente. L’unione degli opposti è l’unica alternativa per creare l’intero.

Terza virtù: i glob-cettori

I glob-cettori sono ricettorio globali, in grado di conoscere senza frantumare l’intero, senza appiattire e bidimensionalizzare ciò che è globale. L’unico glob-cettore che finora conosciamo è il pensiero, capace di provare le esperienze che derivano dai cinque sensi nei confronti di realtà ancora non esperibili. È necessario costruire glob-cettori ancor più potenti del pensiero. È difficile immaginare come essi siano, tuttavia ci sono, basta andare a cercarli. In fondo, nemmeno la talpa sa che esiste la vista, eppure la vista c’è  Nemmeno gli scimpanzé dì migliaia di anni fa avrebbero mai immaginato che sarebbe sorta una nuova specie,una nuova strana scimmia in grado di pensare, parlare e mantenere una posizione eretta. Ebbene, noi dobbìamo cercare di sentirci come l’australopiteco, la prima scimmia che credette nell’arrivo della nuova specie,colei che rimodellò la propria cavità orbitale per far posto al nuovo glob-cettore umano: il pensiero. In pratica, alla stregua dell australopiteco, noi uomini possiamo  aprire la  pista all’avvento della nuova specie solo rinunciando al nostro narcisismo di specie.

Quarta virtù: l’Utero Ψ

L’Utero Ψ è il contenitore che ospiterà l’essere nuovo in formazione, adatto a trasmettergli le competenze richieste. Esso può riuscire a superare tutte le difficoltà insite nelle gravidanze a cielo aperto e trasmetterà ai feti tutte le competenze tipiche della vita. Partorirà quindi nuovi individui che racchiuderanno in sé l’intero, avendo impresso nel loro patrimonio genetico tutto il cuore del viaggio della vita, iniziato quattro miliardi e  mezzo di anni fa. Come può essere ciò popssibile? “Dobbiamo crederci, perchè la vita stessa ha dimostrato che tutto è possibile. Pensiaqmo infatti che ognuno di noi ha compiuto in soli nove mesi, nell’utero materno, quel meraviglioso viaggio che la vita ha fatto in quattro miliardi e mezzo di anni.

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