Rifondare. Buttare a terra tutto e rifondare

Considerato che la democrazia italiana è in posizione di stallo, situazione resa evidente dalla inoperosità del Parlamento, dalla goffaggine dei partiti, dalla loro dipendenza eccessiva dai leader -con contestuale eliminazione di ogni dibattito interno- dalle differenze sociali ed economiche che esistono all’interno della popolazione, è opportuno chiedersi da parte sia necessario ricominciare, prima che sia troppo tardi.
Evidentemente l’ossatura del Paese è costituita dagli italiani, i quali, volendo o no, possono determinare ogni sorte futura: con un gesto di ribellione, con una presa di civica posizione, con un’assunzione di responsabilità, con l’autorevolezza che un dignitoso comportamento di vera cittadinanza non può che imporre.
Se si scegliesse lo strumento più lungimirante, che comporti un vero investimento per il futuro, che fornisse solide basi per un’Italia consapevolmente democratica e illuminata, non si può che investire nella formazione, intesa in maniera più ampia possibile.
Intendo la formazione del “cittadino”, di colui che partecipa operosamente per l’affermazione di quella Italia che i padri costituenti avevano in testa e che non sono mai riusciti a realizzare. Quella Italia che dovrebbe scandalizzarsi della corruzione, e non subirla sopportandola seraficamente, quella Italia che dovrebbe favorire chi è capace, salvaguardando i diritti di chi lo è meno, quell’Italia che dovrebbe garantire il bene comune prima del bene dei singoli, nella consapevolezza che facendo il bene comune si fa anche quello dei singoli, un’Italia, insomma , nella quale vivere sia più prossimo alla serenità o felicità, che, invece, fonte di ansia e depressione, come, invece, è. Un’Italia dove la giustizia funzioni e sia giusta, accessibile e umana. Tutt’altra Italia rispetto a quella che purtroppo viviamo.
Ne consegue che, se oggi siamo dove siamo, bisogna interrogarsi sul come ci siamo arrivati. E il discorso non può che partire dalla scuola, che non forma, o non forma più, non so, e di sicuro non sforna veri cittadini. Dalle università, tanto diffuse quanto incapaci di produrre mediamente una classe di laureati migliori, attraverso vere selezioni, che dividano chi merita da chi vegeta e non consegnando un diploma finale inesorabilmente a tutti, con la conseguenza che abbiamo professionisti di valore e di più, però, incapaci, professionisti che poi dovranno lavorare e potranno combinare guai o contribuire semplicemente alla incrostazione di una diffusa mediocrità.
E parlo di tutte le professioni; e parlo della burocrazia; e parlo delle Istituzioni.
Rifondare una popolazione, convincendola che la strada migliore non può che essere sempre la più difficile e lunga, quella che davvero porta a un risultato positivo, che le scorciatoie servono al momento ma sono disastrose nel medio e lungo periodo, che vivere in un paese civile significa innanzitutto responsabilità, poi diritti, infine difesa dei diritti.
Rifondare un paese, affinchè le sue Istituzioni rendano orgogliosi gli italiani, invece che continuare a vergognarsi per i quotidiani scandali, patenti di furbizia, ma non di cittadinanza.
Ecco, solo rifondando, si può sperare. Neanche una rivoluzione può tanto, perché si finirebbe per ricostruire sulle vecchie basi, mentre sono proprio queste che vanno cambiate. E se non si rifonda ora, in questo particolare momento, non lo si potrà fare un domani.
Altrimenti ….. altrimenti ciccia, dobbiamo dire, rimarremmo senza un futuro, pronti a “fotterci” l’un con l’altro, per un parcheggio, per un concorso, per quattro soldi.

3 commenti su “Rifondare. Buttare a terra tutto e rifondare”

  1. Giuseppe Iuele

    Anche quando, tecnicamente, si deve decidere se una struttura sia possibile ed opportuno ripararla o demolirla e ricostruirla, si utilizza il c.d. “limite di convenienza economica a riparare” superato il quale non ci sono altre possibili opzioni.
    DEMOLIRE E RICOSTRUIRE!

    Nell’ambito sociale, civile, democratico, repubblicano, il limite è costituito dal travisamemto e compromissione grave dei principi di libertà, rappresentatività, giustizia, equità sociale e soprattutto di futuro, di luce e di possibilità che, da cittadino, ognuno possa, autonomamente e non da automa, realizzasi e magnificare la propria vita e quella della collettività!

    Quindi occorre ricostruire, previa demolizione, alla base, di quel che resta di questa organizzazione che ipocritamente e pericolosamente si continua a voler chiamare “società civile”!

    1. Petrullo luciano eugenio

      Trovo conforto nella Tua analisi e sono convinto che anche tanti altri sentano il bisogno di rifondare, anche se non manifestano ancora questa esigenza.

  2. Telesca Antonio

    Purtroppo chi dovrebbe educare le nuove generazioni in molti casi non conosce Gramsci, Pasolini, Moro, Berlinguer, tutta gente che voleva rifondare e non ha fatto in tempo. La virtù porta alla felicità o è vero il contrario.Bisogna ripartire da se stessi e creare dinamiche di rapporti che elevano l’un l’altro le menti e l’anima.

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