Pubblicità ossimorica…bevi responsabilmente… vino, acqua o altro?

Ci colpisce un recente spot pubblicitario di bevande alcoliche in cui appare come sottotitolo e a caratteri microscopici la scritta: bevi responsabilmente in marcato e voluto contrasto con il marchio del prodotto scritto a caratteri cubitali. Sappiamo riconoscere tutti l’efficacia ambivalente del messaggio, ma allo stesso tempo ci suggerisce alcune considerazioni su di un’altra bevanda che ha da millenni affiancato sempre l’umana quotidianità nella sua polivalenza storica, sociale e culturale, parliamo del vino. Se l’acqua si porta via i ponti, ma questo non succede nel capoluogo lucano, dove l’acqua dei fiumi prima o poi sarà governata dalla fata Morgana, almeno un bicchiere di buon vino allunga la vita.

A parte le battute, parliamo invece del nettare di Dioniso che nei paesi bagnati dal mediterraneo è da sempre stata una pregevole e ricercata risorsa. Il clima e l’orografia dei territori nella nostra penisola hanno favorito la coltura della vite e le varie cultivar messe in loco.

Di recente sono state pubblicate le traduzioni di due operette scritte in latino, una nel 1478 dal titolo Trattato sulla conservazione del vino, l’altra nel 1559 Sulla natura dei diversi tipi di vino che trovano ottimi riscontri nei tempi attuali, vista la proliferazione di esperti conoscitori, intenditori e assaggiatori della preziosa e salutare bevanda.

    Il primo, pubblicato a Norimberga, forse è da considerarsi un antesignano trattatello sul vino che abbia approfittato della nuova tecnica tedesca della stampa a caratteri mobili e, quindi il primo libro a stampa, quasi un manualetto di tecnica enologica, potremmo definirlo oggi, avendo avuto una copiosa serie di edizioni, vale a dire un successo editoriale ante litteram, un autentico bestseller!

L’autore Wilhelm von Hirnkofen ispirandosi all’operetta scritta nel 1240 dal medico,astrologo e alchimista Arnaldo da Villanova intitolata Liber de vinis, che traduce con una certa fedeltà, ci fornisce uno spaccato della filiera enologica che dalla vendemmia porta alla vinificazione e alla conservazione del vino. Si dilunga sulle sue presunte qualità e proprietà salutistiche, attingendo alle numerose fonti classiche dell’agricoltura: Catone, Plinio, Columella, Varrone o i Geoponica di Cassio Dione tradotti da Burgundio Pisano nel mezzo del XII secolo. Una scrupolosa descrizione dei procedimenti da seguire nella società agricola e mercantile tra Medioevo e Rinascimento, una visione quasi ecologica in cui l’unica possibile adulterazione da evitare era l’aggiunta fraudolenta d’acqua! Siamo lontani, anni luce, da quel che purtroppo la filiera industriale del vino comporta oggi, fra anticrittogamici, conservanti chimici, mosti rettificati, lieviti, trattamenti chimico- fisici e microbiologici vari.

Il secondo libro di Giacomo Profetto, filosofo di Noto e Medico Siculo, medico personale di Papa Paolo III (1534-1549), è un dialogo tra vari personaggi (Callisto, Cleobulo, Rota, Menippo filosofo) che dissertano in vario modo sui vari vini allora conosciuti, fornendone una dettagliata mappa ed evidenziandone le caratteristiche organolettiche, qualitative, i relativi riferimenti filosofici, medici e mitologici. Quasi un simposio o convito in cui si parla di molte cose e con elevata ed erudita conoscenza, …non si chiacchiera, come i barbieri, dai quali si recano e si siedono i pettegoli mortali… si elencano nomi che identificano vini che Cleobulo cita e che traggono origine dai luoghi di provenienza: il falerno, il cecubo, il sabino, il bussentino, il malvatico, l’oppiamico, l’allobrogico, l’uluano, il vindonico, il titacazono, il burgundico e l’elenco continua all’infinito specificandone le caratteristiche di ognuno e i loro riferimenti storici e mitologici. Si consiglia di non cadere nell’ubriachezza molesta, bere appunto con temperanza e moderazione non certo come chi sosteneva di essere nato per bere non per vivere. Addirittura si afferma riguardo al valore salutistico del vino una verità scientifica:…un vino assai vecchio nutre poco e ha un basso grado per capacità di riscaldare ed essiccare. Esso ha anche una virtù terapeutica, quando non è troppo vecchio, e ha anche il potere di nutrire, in barba ai solenni rituali dei tanti sommelier e degustatori oggi di moda, nonostante l’analisi gascromatografica di cui possiamo disporre che ci permette di quantificare con precisione le numerose sostanze presenti nel vino e la loro efficacia nutrizionale. Infine molteplici sono i riferimenti che derivano da Ippocrate e Galeno, che portano a considerare con attenzione…nel vino la sostanza, la virtù, la quantità, la qualità, l’odore, il sapore, il tempo e l’età (se il vino è novello, oppure mediamente invecchiato o invecchiato) il modo in cui viene prodotto e la disposizione di chi beve. Infatti, chi beve vino o è sanguigno o bilioso o flemmatico o melanconico, oppure è vecchio o giovane o di una qualsiasi altra età, oppure abita in una regione calda o fredda o temperata, o ha il cervello e il fegato forti oppure no. Questi due organi, infatti, ricevono il massimo nocumento dal vino. È assicurata una piacevole e interessante lettura per chi è astemio e in particolare per chi…beve responsabilmente!

Michele Vista
Michele Vista
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