Potenza, splendore o grigiore?

Da più parti, da anni, si alza una petulante manifestazione di amore (?) e di ammirazione per la città di Potenza, proveniente dagli stessi suoi abitanti e dai loro rappresentanti. Io, oltre alla luce di fine primavera e ai tramonti di Porta Salza, a via Pretoria (unica nel suo genere) e ai ricordi di quando era affollata di persone, come la tangenziale di Roma di auto in un giorno di lavoro alle otto di mattina, non vedo niente di particolarmente attraente, anzi. Rappresenta quella provincia opaca, grigia socialmente e culturalmente, che si protegge con lo scudo di una scienza pessimista e disillusa dell’umano agire, unica saggezza o ricchezza popolare, rappresentata, iconicamente e non, da un raffinato sarcasmo. Per il resto domina, come del resto altrove di questi tempi, una superficiale ed errata convinzione di una comunità al passo coi tempi e di moda, colta e propositiva. Una presunzione coltivata in uno a una altrettanto presunta capacità di risolvere i problemi della sua classe politica, figlia innegabile di una città spenta, dai fermenti culturali apparentemente vivaci ma, in fondo, sonnacchiosi se non in agonia perenne. Talché, da anni, una gestione appena mediocre di un cronico male, tipo il fondo stradale delle sue vie principali, viene spacciato, ma soprattutto accettato, come la vittoria di un mondiale di calcio: evidentemente nella inconsapevole convinzione che, a Potenza, fare il necessario significa aver combattuto e vinto una vera battaglia contro la pigra inettitudine, da sempre vera governatrice dei potentini. Alla goffa, ma entusiastica, autorappresentazione che si costruisce la politica, fanno da autentica spia, la totale inadeguatezza dei trasporti pubblici, che pure hanno visto investire tanto danaro e tanti progetti negli scorsi decenni, il perenne isolamento dal “resto del mondo”, lo scoramento nel guardare una vetrina, e i tentativi di darsi un decoro culturale che miseramente o restano ideali luoghi per pochissimi, o, al più, vetrina per un qualsiasi rappresentante delle istituzioni e il suo codazzo. La raccomandazione, poi, condisce la vita del potentino che, da Colombo in poi, reso suddito fin all’ultimo capello, ma meglio dire pelo, vede attribuire lavoro, coppole, meriti e medaglie solo ad amici e ad amici degli amici. La sensazione che un moto di liberazione sia di là da arrivare, è confortata dalla circostanza che un epocale ribaltamento politico, regionale e cittadino, non ha sortito effetto alcuno, se non qualche carrieristica scalata di persone che fino a ieri l’altro giocavano a fare l’opposizione e che ora continuano a giocare ma da padroni della giostra, senza che sia cambiato il metodo, la forma e la consuetudine istituzionale di fare poco, spacciarlo per il meglio e piazzare gli amici e senza che l’opposizione politica sia davvero tale. Che Potenza meriti di più, è un pensiero scontato: la città è un unicum da palcoscenici culturali e sociali ben diversi. Non è altrettanto per i potentini, la cui pigrizia civica meriterebbe il podio in un’ipotetica classifica alla rovescia della vivibilità delle città. Magari da oggi in poi invece di proclamare l’amore per la città di Potenza, servirebbe un atto di amore da parte di ogni suo cittadino, consistente in un gesto di umile e generale autocritica, oltre che di una finalmente seria assunzione di responsabilità. Ma rimane un sogno irrealizzabile. Almeno per ora.

2 commenti su “Potenza, splendore o grigiore?”

  1. Potenza e ‘indiscutibilmente una piccola città progettata male e costruita peggio. Pochi sono gli edifici degni di uno sguardo più approfondito. Le strade sono strette, l edilizia e’ povera, ed il verde inesistente La pessima amministrazione poi fa il resto. Se a tutto ciò aggiungiamo anche la posizione sfigata lontana da tutto compreso le autostrade il quadro è completo!

  2. Splendido articolo. Una pennellata di stile impressionista da cui si evince la realtà di questa città ed i suoi abitanti

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