Parole annacquate: un’aberrazione vocale o amniotica?

di asterisco

Nell’affannosa ricerca di un’egemonia culturale, non importa il colore, emerge invece grazie alle parole del Ministro della cultura una creatività linguistico lessicale stupefacente. Forse questo potrà ritenersi un utile, attuale e piacevole diversivo riguardo a quel bene comune, principio fondamentale della vita che è l’acqua.

Oggi nel nostro Bel Paese, per buona parte sommerso da tale primario elemento in alcuni territori e del tutto carente o inesistente in altri, come non odorare, pardon adorare, la carta patinata di una famosa rivista d’arte fatta con un procedimento in cui questo liquido ha la sua importanza?

E poi in una città costruita sull’acqua come la Serenissima sotto il vigile sguardo del leone di San Marco, era forse possibile fare altrimenti? Una così ghiotta occasione non poteva essere trascurata da un personaggio istituzionale alla Biennale di Venezia.

Queste affettate o esibizioni  radical chic, che ormai connotano il Ministro nelle sue esternazioni, ci fanno sorridere qualora si pensi al continuo e frequente ricorso a questo status radical chic rinfacciato a coloro che sono all’opposizione proprio dai santoni destrorsi e numi tutelari delle componenti governative di maggioranza.

Le recenti polemiche di queste ore, derubricate come chiacchiericci inutili, nascondono sinceramente malcelati dissapori interni fin troppo evidenti nelle loro lampanti contraddizioni, destinate prima o poi a implodere a causa delle tante aberrazioni verbali, non solo, degli aborigeni che popolano la classe politica al governo!