Parafrasare Paracelso: solite litanie d’oltreoceano!

Non basta la traduzione di un libro a fare divulgazione scientifica nel polivalente campo dell’alimentazione, in particolare se il modello di riferimento è quello statunitense. Ci riferiamo al recente libro del tossicologo Gerald A. LeBlanc edito dalla Casa Editrice Apogeo.  

La scienza dell’alimentazione in particolare nella società contemporanea è riversata a piene mani in una pubblicistica di testi cui si vuol dare un contenuto più disciplinare scomodando necessariamente la chimica. L’alimentazione è sempre stata in stretto rapporto con il territorio ma allo stesso tempo sono da considerare le abitudini alimentari a esso collegate. Nella società che si riconosce nella grande mela, sono nate tante innovazioni con l’apparente immagine di un certo benessere consumistico che non può nel modo più assoluto definirsi all’insegna del famoso motto paracelsiano.

Il vecchio continente nella rincorsa alla cosiddetta moda alimentare d’oltre oceano, di tendenza è diventato anch’esso vittima della dilagante obesità, un paradigma che sta al benessere delle società occidentali più evolute, come la fame sta alla miseria dei paesi più poveri ma non meno sfruttati da un latente colonialismo, purtroppo ancora presente.

È senz’altro importante fare un uso consapevole dei prodotti e delle sostanze che la scienza ci mette a disposizione, ma bisogna anche avere il coraggio di denunciare gli interessi che le multinazionali del settore rincorrono con miraggi pubblicitari avvalorati da compiacenti esperti della materia. Occorre ribadire che esistono  da tempo ottimi testi di valenti studiosi italiani che hanno trattato l’argomento in maniera appropriata.

È certamente possibile che la società statunitense abbia i necessari mezzi di controllo per la sicurezza dei prodotti alimentari (la Food Drug Administration è un eloquente esempio), non accade lo stesso nel vecchio continente e in particolare nell’Unione Europea che sciorina solo leggi e disposizioni al soldo delle multinazionali che per definizione non hanno limiti territoriali ma solo economici. La tanto inflazionata dieta mediterranea, coniata dagli stessi studiosi d’oltre oceano, rimane un paradiso finanziario che i tanti imbonitori pubblicitari foraggiano, mentre i prodotti chimici di vecchia e nuova generazione mascherati con denominazioni merceologiche come naturali (l’elenco degli additivi permessi è infinito, ma non per colpa della Chimica) invitano i consumatori a gustarli, addirittura persuadendoli col miraggio di una passata età dell’oro, quasi da poter invertire la stessa freccia del tempo!   

Michele Vista
Michele Vista
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