Nuovi strumenti di pulizia del di dietro dei cani

In ogni ambiente è in uso un linguaggio. Formale, giuridico, medico, tecnico, forbito, dialettale e via discorrendo. Allo stadio, per esempio, se si sentisse qualcuno incitare la propria squadra con un “orsù prodi guerrieri, all’arrembaggio”, lo riempirebbero di pernacchie. Perché ogni ambiente, appunto, usa il suo linguaggio.

Ora la domanda è: che ambiente è la Regione Basilicata? E quindi quale linguaggio è in uso?

Un banale penserà a un linguaggio politico e tecnico, stile politichese di una volta. Ahah! Balordo!

Infatti, seguendo una evoluzione/involuzione chissà quanto naturale e chissà quanto indotta dalle persone che ivi si avvicendano, il linguaggio in uso in Regione Basilicata comincia a sfidare il linguaggio tipico da trivio, dandogli filo da torcere.

Difatti è lecito cominciare a pensare che non è l’ambiente che detta il linguaggio, ormai, ma i personaggi che lo frequentano. Se una volta chi si avvicinava alle istituzioni, semmai goffamente cercava di avere un comportamento e usare un linguaggio degno del luogo, oggi chi arriva alle istituzioni continua a usare il suo linguaggio quotidiano. Col che si potrebbe dire che siamo a rischio torre di Babele, dove mille linguaggi si incrociano, casomai neanche capendosi reciprocamente. Ed in effetti, sebbene alcune pubbliche dichiarazioni abbiano davvero poco di difficile da capirsi, inequivocabilmente chiare nella loro volgarità, è evidente che mal si conciliano con discorsi più forbiti o soltanto tecnici, ammesso che qualcuno ancora li usi, sapendoli usare.

Ora se un vice presidente rilascia dichiarazioni colorite del tipo riferito oggi da un quotidiano locale (con quella nota ci ho pulito il culo al cane) anziché un più istituzionale “quella nota ha dei profili di illegittimità palesi” è evidente che era rivolta a chi usa appunto un linguaggio colorito, perché capissero a volo. E se è necessario usare questo linguaggio per farsi capire vuol dire che la frase tecnica portata a esempio rischierebbe di non essere capita.

E’ in atto, insomma, un processo democratico di svilimento delle istituzioni tendente al forte ribasso. Segno dei tempi. O segno innegabile di cosa ci propina la democrazia, i partiti e la loro declinazione della prima, e cioè l’abbassamento, oltre il livello di guardia, del rispetto delle istituzioni e dei cittadini.

Per intenderci: se qualcuno domani si presentasse in regione dicendo: quando cazzo mi rilasciate quell’autorizzazione che ho richiesto da mesi, che cazzo fate vi grattate la pancia?”, nessuno, oggi, potrebbe ribattere nulla, neanche un “che maleducato” con la manina prontamente portata sulla bocca, peraltro nella consapevolezza che c’ha pure ragione.

Mancano i ruttini consiliari e il quadro sarebbe completo.

Su una galleria in provincia di Potenza, anni fa era stato scritto un laconico ma esaltante “Pirid e rutt”.

Continuando così potremo scriverlo sui palazzi regionali, che pure sarebbe una rivoluzione, e stavolta pure reale.

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Luciano Petrullo
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Un commento

  1. In alternativa ci offrono vari modelli di moderne supercazzole che si perdono nel dimenticatoio senza speranza x nessuno.

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