L’invasione dei barbari. Non se ne abbiano a male i popoli nordici, per barbari intendendo, nonèvero, chi non conosce le buone maniere e, per esempio, irrompe in un ambiente a voce grossa, sicuro di esserne già il padrone.
Parlo dei politici, che, non contenti di essere gli autentici padroni di TV, radio e giornali, irrompono da conquistatori anche sui social.
Nel periodo della vendemmia-elezioni, poi, arrivano per raccogliere il consenso che trasformeranno in potere, sia sotto la forma del governo, che in quella dell’opposizione, cui compete, per norma democratica, una piccola fetta.
Già padroni di Twitter, da poco ben presenti su Facebook, mai sazi, ora irrompono fragorosamente, coi loro ruvidi modi, poco coerenti con lo stile di casa, anche su Instagram e Tik Tok.
E ci arrivano non per partecipare al gioco, ma per ripetere le loro stonate canzoni, quasi siano di assoluto interesse, indifferenti al fatto che, il popolo di Tik Tok, più che irriderli non può.
E te li trovi ovunque, coi messaggi di WA, in video che li rappresentano con facce idiote accerchiati da fan, mangiare, parlare, ma soprattutto, ascoltare, un’attività che li vede specialisti durante le campagne elettorali, fino a perdere il relativo senso (dell’udito) il giorno dopo.
L’invasione è selvaggia, irriverente, non chiedono permesso, te li trovi davanti con le loro menate, con slogan idioti, sorrisi d’occasione. Meglio prima quando trovavi la buca delle lettere piena di santini? Non lo so, ma almeno dovevi uscire di casa, ora te li trovi davanti anche se stai sulla seduta del bagno, con decenza parlando, si diceva una volta, o ancora a letto, smanioso di vedere quanti like ha ottenuto la foto che hai scattato ieri sera e hai pubblicato su Instagram.
Sortiscono lo stesso risultato, indecente, delle proposte di amicizia di fanciulle scollacciate che ti invitano in paradisi del sesso: rivoltanti, che non fai a tempo a rifiutare che ne arriva un’altra. Le proposte sono simili: promesse di vita beata cui si presta fede solo se o ingenui (e ce ne vuole in materia) o totalmente idioti. Purtroppo, però, di ingenui o idioti è pieno il mondo, altrimenti in tanti farebbero la fame, dai politici, appunto, a chi legge le carte, a chi fa le fatture e a chi ammicca con osceni sorrisi.
Bisognerebbe pensare alla tutela del consumatore anche da questo punto di vista. Tipo col soddisfatti o rimborsati: ti ho votato e se entro tre mesi non mi convinci ti ritiro il voto. Oppure avevi garantito un risultato e, se non arriva, torni a casa e paghi una penale. O si potrebbe immaginare una “squalifica”: avresti abbassato le tasse, non lo fai? Bene, due anni di squalifica da politico, senza possibilità di sostituzione. In altri termini sarebbe il caso di introdurre una buona volta il principio di responsabilità anche in politica. Hai detto “mai con Renzi”? Perfetto se ti allei con Renzi paghi una multa.
Il codice del politico.
A proposito Letta cameriere fa il pari coi panini e le felpe di Salvini. Perché i politici sembrano diversi, ma sono fatti dello stesso materiale. Il festival delle campagne elettorali, comunque, è davvero scadente, sembra l’eurofestival della canzone di qualche anno fa. I nuovi arrivati, tipo quelle candidature che si dicono di servizio, per riempire i posti, fanno poi tenerezza. Sanno di non poter essere eletti, ma dicono sì con entusiasmo, per cominciare a prendere confidenza con quel mondo cui evidentemente ambiscono, rimettendoci del danaro, esponendosi col primo partito che ti chiama, dimostrando come l’apparire valga più di un’idea, beninteso, ad avercela. E sono sicuro, che, prima di prendere sonno, dopo una giornata dietro le parole e gli slogan, un mezzo discorsetto (cavolo ma non è difficile, allora), e cento chilometri in macchina, un giro da parlamentari nella mente se lo concedono, magari pure da sottosegretari, pur non sapendo affatto cosa significhi o comporti, del resto, suvvia, che costa?, per addormentarsi col sorriso sulle labbra durante questa autentica festa dei politici che è la campagna elettorale.
Allora voti? No, grazie, non bevo più.

